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{"id":3481,"date":"2023-08-28T08:52:43","date_gmt":"2023-08-28T06:52:43","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=3481"},"modified":"2023-08-28T08:52:44","modified_gmt":"2023-08-28T06:52:44","slug":"2-istantanee-di-teatro-musicale","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-ci-darem-la-mano-teatri-e-musica-nei-documenti-dellarchivio-di-stato\/2-istantanee-di-teatro-musicale\/","title":{"rendered":"2. Istantanee di \u201cteatro musicale\u201d"},"content":{"rendered":"\n
Quando, nel 1763, all\u2019epoca di padre Martini e del celeberrimo cantante Farinelli, fu inaugurato a Bologna il Teatro comunale, la citt\u00e0 vantava gi\u00e0 una vita musicale assai intensa e vivace e rivestiva un ruolo della massima rilevanza nel sistema produttivo dell\u2019opera italiana. Ormai da tempo vivevano a Bologna grandi uomini di musica, famosi maestri del canto, oltre a tantissimi professionisti della scena e in genere operatori del mondo musicale. E si pu\u00f2 ben dire che Bologna fosse una citt\u00e0 di teatri, con una quarantina di palcoscenici, pi\u00f9 o meno grandi e pi\u00f9 o meno importanti: teatri di palazzo, in gran parte, e sale di residenze private.
A Bologna, in effetti, la lirica deve molto, in assenza di una corte, al mecenatismo e alla passione delle famiglie pi\u00f9 eminenti: grazie alla nobile famiglia Pallavicini un Mozart poco pi\u00f9 che bambino pot\u00e9 arrivare in citt\u00e0, presentato dal milanese conte di Firmian, ed esibirsi come applauditissimo ospite del maresciallo Pallavicini, cui Leopold Mozart indirizzer\u00e0, al rientro a Salisburgo, lettere colme di gratitudine. Il conte Sicinio Pepoli protesse invece a lungo il grande Farinelli, che gli scriveva delle sue vicende teatrali e dei concerti presso le corti straniere. L\u2019attenzione per la musica dei Malvezzi Campeggi \u00e8 testimoniata da una preziosa raccolta di manoscritti, che vanno dalle partiture di opere e di composizioni diverse ai metodi e agli esercizi per l\u2019apprendimento del canto o di vari strumenti.
Dal XVII secolo, confluiti gli antichi intermezzi nel melodramma, questo nuovo genere di spettacolo, affascinante e raffinato, and\u00f2 acquisendo importanza crescente. Nel \u2018700 era ormai consolidato a Bologna un organizzato sistema teatrale, con una autentica stagione operistica, la stagione del Carnevale, che aveva inizio la sera del 26 dicembre e prevedeva un vero e proprio cartellone per ogni palcoscenico, pubblico o privato che fosse.
La produzione degli spettacoli non veniva gestita direttamente dai proprietari delle sale ma era affidata agli impresari, sui quali ricadeva l\u2019intera responsabilit\u00e0 dello spettacolo, dall\u2019ingaggio del compositore e del cast fino all\u2019allestimento, all\u2019illuminazione e al riscaldamento della sala. Era un\u2019attivit\u00e0 sicuramente onerosa e ad elevato rischio economico. L\u2019insuccesso era in effetti tutt\u2019altro che raro ed ecco dunque l\u2019impresario tentare di rabbonire gli spettatori infuriati per una rappresentazione poco riuscita, sostituendo qualche artista, abbassando il prezzo dei biglietti e \u2013 perch\u00e9 no \u2013 organizzando \u201cun nuovo ballo\u201d verso la met\u00e0 del calendario delle recite, mentre i bandi del cardinal legato ricordavano agli spettatori le regole di comportamento, ad evitare disordini pubblici e disturbo allo svolgersi dello spettacolo. D\u2019altro canto, proprio nell\u2019intento di richiamare il maggior numero di spettatori e di assicurarsi il successo, si sceglievano i compositori pi\u00f9 in voga e cast di tutto riguardo, con gli interpreti pi\u00f9 ammirati e amati dal pubblico, che in qualche caso dimostrava apertamente il proprio apprezzamento con versi composti per l\u2019occasione, a sottolineare prove particolarmente brillanti, specie di celebrate prime donne. Tra i teatri cittadini, il Marsigli e il Malvezzi erano tra i pi\u00f9 attivi e venivano regolarmente concessi in affitto agli impresari, per la rappresentazione di \u201copere in musica\u201d, serie o buffe, in occasione delle quali venivano diffusi avvisi a stampa, mentre si vendevano sia abbonamenti che biglietti per singole recite, su prenotazione o al botteghino.
La tradizione operistica bolognese attraversava indenne i secoli e i rivolgimenti politici e sociali, anche i pi\u00f9 eclatanti, anche se talvolta, come durante l\u2019et\u00e0 napoleonica, se ne avvertivano i segni. Nel 1805 fu eretto in citt\u00e0 un nuovo teatro, il Teatro del Corso, situato in strada Santo Stefano, che avrebbe continuato l\u2019attivit\u00e0 fino alla sua distruzione nel 1944. Proprio all\u2019inaugurazione del Teatro del Corso esordiva un cantante tredicenne, Gioacchino Rossini, che a Bologna visse a lungo, come testimoniano i documenti per la ristrutturazione della sua casa in Strada Maggiore e una lettera in cui, in uno dei periodi pi\u00f9 difficili della sua vita, il compositore rende partecipe il conte bolognese Cesare Bianchetti del suo disagio.
Col trascorrere del tempo molte delle vecchie sale andavano distruggendosi o venivano dismesse, ma il Teatro comunale, con la sua grande orchestra, con lo splendore dei titoli, con i nomi dei direttori e degli interpreti pi\u00f9 famosi della sua stagione d\u2019autunno, restava e resta il simbolo della grande tradizione operistica bolognese.<\/p>\n\n\n\n
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