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{"id":2874,"date":"2023-08-09T08:28:21","date_gmt":"2023-08-09T06:28:21","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=2874"},"modified":"2023-08-09T08:28:54","modified_gmt":"2023-08-09T06:28:54","slug":"vii-1941-tutti-in-fila-per-il-grande-reich","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/al-saluto-del-maggio-nascente-autorita-di-governo-e-forze-sociali-a-bologna-fra-otto-e-novecento\/vii-1941-tutti-in-fila-per-il-grande-reich\/","title":{"rendered":"VII. 1941: tutti in fila per il Grande Reich"},"content":{"rendered":"\n
Gli ispettorati corporativi del lavoro furono istituiti nel 1931 su base provinciale quali uffici periferici del Ministero delle corporazioni, un dicastero insediato nel 1926 dal Governo fascista. Gli ispettorati corporativi, oltre a ereditare le competenze dei soppressi ispettorati dell\u2019industria e del lavoro (esistenti gi\u00e0 dal 1912), esercitavano la vigilanza sulla corretta osservanza dei contratti collettivi di lavoro, che avevano efficacia obbligatoria generale. Nel circolo di Bologna l\u2019Ispettorato ebbe sede in via Cesare Battisti. Riferimenti archivistici<\/strong><\/p>\n\n\n\n 1. Archivio di Stato di Bologna, Ispettorato regionale del lavoro<\/em>, b. 1, \u201c2\u00b0 reclutamento. Bologna\u201d, L\u2019ispettore capo del circolo di Bologna dell\u2019Ispettorato corporativo del lavoro alla ditta Societ\u00e0 anonima Edoardo Weber, Bologna, 27 marzo 1941.
A seguito dell\u2019emanazione tra il 13 e 27 febbraio 1941 di due circolari del Ministero delle corporazioni, presso ciascun ispettorato corporativo si costitu\u00ec un comitato provinciale \u00abper l\u2019esame delle singole situazioni aziendali ai fini della designazione nominativa degli operai metal-meccanici e siderurgici da rendere disponibili per l\u2019invio in Germania\u00bb (1)<\/strong>. L\u2019organo era dunque incaricato della determinazione dei contingenti di maestranze da inviare in territorio tedesco a beneficio della produzione bellica del Grande Reich, ed era formato da quattro membri rappresentanti l\u2019Ispettorato corporativo, il Sottosegretariato per le fabbricazioni di guerra (Fabbringuerra), l\u2019Unione industriali e l\u2019Unione lavoratori dell\u2019industria.
A ciascuna ditta veniva inviato il modello di un elenco da compilare e restituire in quadruplice copia al comitato; nell\u2019elenco dovevano essere indicati il nominativo, la data di nascita, le qualifiche sindacali e di mestiere, lo stato civile, il numero dei figli, la matricola, la paga ordinaria e l\u2019eventuale grado militare del lavoratore. Gli operai scelti dovevano aver superato i 30 anni, oppure i 40 se appartenenti alle forze armate. Nella scelta le ditte avrebbero dovuto preferire gli ammogliati con figli, e accompagnare l\u2019elenco con i libretti di lavoro degli operai indicati.
Presa visione delle proposte avanzate, il comitato vagliava le particolari esigenze della produzione in atto presso la singola ditta, tenendo inoltre conto dell\u2019orario di lavoro; dopodich\u00e9 stabiliva il numero esatto dei lavoratori da rendere disponibili per l\u2019invio in Germania, distinguendoli in quattro categorie: operai specializzati, operai qualificati, manovali specializzati e manovali comuni.
La ditta, pur continuando a mantenere gli operai al lavoro, doveva renderli disponibili su richiesta dell\u2019ufficio di collocamento dell\u2019Unione lavoratori dell\u2019industria entro il termine indicato dallo stesso ufficio, comunicato con un preavviso di soli tre giorni.
Inoltre, affinch\u00e9 il ritmo produttivo rimanesse inalterato anche a fronte del trasferimento di lavoratori, la ditta doveva compensare la diminuita occupazione operaia aumentando gli orari di lavoro. In particolare, nei reparti di produzione con lavoro continuativo, ai tre turni da 8 ore si sarebbero dovuti sostituire doppi turni da 12 ore ciascuno, per un totale di 72 ore settimanali, mentre nei reparti dove la durata della produzione fosse stata inferiore alle 24 ore, i turni di lavoro sarebbero stati elevati fino a 10 ore giornaliere, per un totale di 60 ore settimanali.
I lavori del comitato bolognese presero avvio nei primi giorni del marzo 1941 con l\u2019invio alle ditte degli elenchi da compilare, e si articolarono in due successive campagne di reclutamento.
Nel corso del primo censimento della forza lavoro disponibile furono interpellate ben 126 ditte collocate entro la circoscrizione del Comune di Bologna e 21 impianti produttivi sparsi nel rimanente territorio provinciale; durante la seconda campagna di reclutamento, iniziata a met\u00e0 maggio dello stesso anno, furono nuovamente interessate 37 ditte urbane e 7 ditte provinciali gi\u00e0 toccate dalla prima campagna (2)<\/strong>.
Scorrendo la documentazione prodotta dal comitato \u00e8 altamente sintomatico del dualismo che caratterizzava il sistema produttivo di quegli anni rinvenire affiancati i nomi delle imprese afferenti al settore, concentrato e moderno, delle industrie \u201cprotette\u201d e dipendenti dall\u2019economia \u201cdi guerra\u201d, a quelli delle ditte che costituivano la tradizionale compagine delle micro aziende artigianali e semi industriali.
In particolare, la Societ\u00e0 scientifica radio brevetti Ducati (3)<\/strong>, che meno aveva risentito della crisi degli anni Trenta, costituiva l\u2019esempio pi\u00f9 macroscopico dello sviluppo dell\u2019industria specializzata bolognese. Dal 1938, da quando ossia la ditta aveva trasferito la propria sede nel modernissimo stabilimento di Borgo Panigale, la Ducati si era affermata sul piano europeo con la prestigiosa adozione di proprie apparecchiature da parte dei transatlantici Rex e Normandie. Era stata inoltre dichiarata \u201cstabilimento ausiliario\u201d con l\u2019inizio della guerra d\u2019Etiopia. Quando il 1\u00b0 aprile 1941 venne interpellata dall\u2019Ispettorato corporativo, la Ducati mise a disposizione 40 dei suoi oltre 1500 dipendenti.
Pur non raggiungendo uno sviluppo industriale paragonabile a quello della Ducati, un\u2019altra impresa come la Sabiem (Societ\u00e0 anonima bolognese industrie elettro meccaniche) e Fonderie Parenti (4)<\/strong> di via Emilia aveva comunque consolidato una presenza nazionale nel settore delle macchine automatiche. La ditta segnal\u00f2 29 lavoratori dal reparto officina e ben 60 dal reparto fonderia, a cui andarono a sommarsi altri 6 operai individuati nel corso della seconda campagna di reclutamento.
Lo sviluppo della Sasib (Societ\u00e0 anonima Scipione Innocenti Bologna) (5)<\/strong> \u00e8 poi esemplare per cogliere il rilievo dell\u2019apporto statale all\u2019intera congiuntura prebellica. La fornitura di sistemi di sicurezza per le ferrovie aveva consentito alla societ\u00e0 di uscire visibilmente rafforzata dalla crisi: oltremodo positiva fu la domanda di impianti legata alla direttissima Bologna-Firenze. Presso il nuovo stabilimento di via Corticella aperto nel 1937 si concentr\u00f2 inoltre la produzione di macchine confezionatrici di sigarette commissionata dai Monopoli di Stato. La Sabiem rese disponibili 27 dei circa 950 dipendenti.
Infine la ditta Giuseppe Minganti & C. (6)<\/strong>: rielaborando progetti stranieri, adottando tecnologie imitative e potenziando orientamenti gi\u00e0 intravisti alla fine degli anni Venti, lo stabilimento di via Ferrarese forniva macchine di alta qualit\u00e0 a costi accessibili e talora competitivi rispetto ai modelli tedeschi, inglesi e americani, occupando circa 330 operai, 37 dei quali segnalati come contingente disponibile per il trasferimento in Germania.
Quanti di questi lavoratori siano effettivamente partiti per il territorio del Reich \u00e8 difficile appurare.
Dopo la caduta del regime fascista e la soppressione degli ispettorati corporativi, nel 1945 furono creati gli ispettorati provinciali del lavoro. La loro organizzazione mut\u00f2 tuttavia gi\u00e0 nel 1961. Agli uffici provinciali, infatti, furono affiancati nuovi enti, articolati su base regionale, ai quali furono attribuite funzioni di coordinamento e vigilanza: gli ispettorati regionali del lavoro.
La documentazione esposta in questa vetrina proviene dal fondo versato all\u2019Archivio di Stato di Bologna dall\u2019Ispettorato regionale del lavoro di Bologna in quanto ufficio dell\u2019amministrazione periferica statale dipendente dal Ministero del lavoro e della previdenza sociale.<\/p>\n\n\n\n
2. Ibidem<\/em>, Elenco degli stabilimenti della citt\u00e0 e provincia di Bologna interessati dal 2\u00b0 reclutamento, [Bologna, maggio 1890].
3. Ibidem<\/em>, Il consigliere delegato e direttore generale della Societ\u00e0 scientifica radio brevetti Ducati all\u2019Ispettorato corporativo del lavoro, Bologna, 2 maggio 1941.
4. Ibidem<\/em>, Il procuratore generale della Sabiem e Fonderie Parenti all\u2019Ispettorato corporativo del lavoro, Bologna, 5 aprile 1941.
5. Ibidem<\/em>, L\u2019amministratore delegato della Sasib all\u2019Ispettorato corporativo del lavoro, Bologna, 7 aprile 1941.
6. Ibidem<\/em>, Il gerente della Giuseppe Minganti & C. all\u2019Ispettorato corporativo del lavoro, Bologna, 11 marzo 1941<\/p>\n","protected":false},"featured_media":2899,"parent":2652,"menu_order":7,"template":"","target":[14],"class_list":["post-2874","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\n