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{"id":2843,"date":"2023-08-08T15:10:19","date_gmt":"2023-08-08T13:10:19","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=2843"},"modified":"2023-08-08T15:10:51","modified_gmt":"2023-08-08T13:10:51","slug":"vi-1928-un-pensionato-sindacalizzato-e-sovversivo","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/al-saluto-del-maggio-nascente-autorita-di-governo-e-forze-sociali-a-bologna-fra-otto-e-novecento\/vi-1928-un-pensionato-sindacalizzato-e-sovversivo\/","title":{"rendered":"VI. 1928: un pensionato sindacalizzato e sovversivo"},"content":{"rendered":"\n
La Camera del lavoro di Bologna era stata fondata il 26 marzo 1893 dai rappresentanti di 34 societ\u00e0 operaie e associazioni di mestiere, riuniti in assemblea a Palazzo dei notai. Gli scopi fondamentali sanciti dallo statuto approvato in quella occasione erano l\u2019intermediazione tra domanda e offerta di lavoro, la tutela dei lavoratori, l\u2019elaborazione di studi sul mercato del lavoro. Il Comune di Bologna, la Provincia e Banca popolare elargirono un contributo economico per consentire l\u2019avvio dell\u2019attivit\u00e0, che inizi\u00f2 ufficialmente il successivo 1\u00b0 giugno nella sede al civico 22 di via Cavaliera (oggi via Oberdan). Riferimenti archivistici<\/strong><\/p>\n\n\n\n 1. Archivio di Stato di Bologna,\u00a0Questura<\/em>,\u00a0Gabinetto<\/em>, Categoria A8 (Persone pericolose per la sicurezza dello Stato), Radiati, b. 85, Lepri Giovanni, Verbale di arresto, Bologna, 9 giugno 1928.
Furono subito attive 60 sezioni, di cui 20 costituite dai lavoratori della terra, mentre si andavano costituendo i primi gruppi interni, articolati per arti e mestieri; gli aderenti erano in totale circa 16.000, di cui 3.321 donne.
Con l\u2019inizio del periodo fascista, la Camera del lavoro sub\u00ec le rappresaglie squadriste e la sua sede, allora sita al n. 41 di via D\u2019Azeglio, fu saccheggiata e incendiata due volte. Costretta poi allo scioglimento dalla legislazione fascista in materia sindacale, entr\u00f2 in clandestinit\u00e0 nel 1925, ma di fatto non era pi\u00f9 operativa gi\u00e0 da circa due anni.
Questa era la situazione quando il 9 giugno 1928, alle 11, gli agenti della squadra politica di Bologna fecero irruzione nell\u2019abitazione di Giovanni Lepri.
Lepri non era certamente un personaggio in vista: sessantaduenne, aveva lavorato come ferroviere ma era ormai in pensione. La polizia lo arrest\u00f2 \u00abper misure di p.s.\u00bb (1)<\/strong>, dopo aver effettuato un\u2019accurata perquisizione, nel corso della quale furono rinvenuti documenti e stampati sovversivi, che furono debitamente sequestrati e conservati nel fascicolo istituito dalla Questura a nome del Lepri, considerato elemento sovversivo.<\/p>\n\n\n\n
Egli in effetti risult\u00f2 in possesso di numerose tessere che ne dimostravano l\u2019appartenenza a organizzazioni e associazioni non riconosciute e anzi contrarie al regime: tessere di riconoscimento della Camera del lavoro di Bologna \u2013 Sezione ferrovieri (1904-1905) e del Sindacato ferrovieri italiani (aderente alla Camera confederale del lavoro) per gli anni 1920, 1921, 1922; una tessera comprovante un versamento di 10 lire a favore del fondo di resistenza del Sindacato ferrovieri italiani (1919); le tessere di riconoscimento, per l\u2019anno 1920, di due associazioni di diretta emanazione della Camera confederale del lavoro: l\u2019Associazione fra i consumatori dell\u2019Ente autonomo dei consumi di Bologna e l\u2019Associazione generale di resistenza fra inquilini di Bologna (2)<\/strong>.
Fu sequestrata, tra le altre, una tessera, sempre del Sindacato ferrovieri italiani, che ricordava il grande sciopero dei ferrovieri svoltosi nel gennaio 1920 e attestava la partecipazione di Giovanni Lepri allo sciopero stesso. I ferrovieri, categoria organizzata d\u2019ispirazione socialista, si astennero dal lavoro per dieci giorni, dal 20 al 29 gennaio 1920, rivendicando migliori condizioni lavorative ed economiche in un\u2019Italia uscita stremata dalla Grande guerra e in crisi profonda. Lo sciopero era stato inizialmente sostenuto anche dai Fasci e da Mussolini, che pass\u00f2 poi a una posizione nettamente contraria, fino all\u2019ostilit\u00e0 dichiarata, cos\u00ec che le rivendicazioni dei ferrovieri finirono per assumere anche una connotazione politica, contro la crescente affermazione del movimento fascista: al punto che la partecipazione allo sciopero coster\u00e0 il licenziamento a molti lavoratori, epurati per le loro idee politiche.
La tessera riportava anche l\u2019immagine della medaglia commemorativa dello sciopero: a sinistra, il recto della medaglia, con due mani che tengono una ruota alata in corsa; sulla destra il rovescio, con un tronco di fascio legato, da cui sporgono fronde di alloro e quercia (3)<\/strong>.
Tra il materiale sequestrato a Giovanni Lepri fin\u00ec anche il testo a stampa di alcune \u201czirudele\u201d. Una di queste, priva di data, La lit fra i \u201ckrumir\u201d e i sozialesta, prendendo probabilmente spunto dal rovente clima sociale degli anni tra il 1918 e il 1920, racconta col tono umoristico tipico di questo genere di componimenti la contrapposizione tra i socialisti, paladini dei lavoratori e promotori di rivendicazioni sindacali, e i crumiri. Una contrapposizione che si risolve per\u00f2, secondo l\u2019ignoto autore, in una guerra fra poveri, mentre cresce la pancia dei signori: \u00abI puvrett fra dlor i sfan la guera\/ e prit e sgnouri con st\u2019ignuranza\/ lour i reden, e i cras la panza\u00bb (4)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n
2.\u00a0Ibidem<\/em>, Tessere sindacali e sociali.
3.\u00a0Ibidem<\/em>, Tessera del Sindacato ferrovieri italiani per lo sciopero del 1920.
4.\u00a0Ibidem<\/em>, \u00abNova zerud\u00eala. La lit fra i \u201ckrumir\u201d e i sozialesta\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":2866,"parent":2652,"menu_order":6,"template":"","target":[14],"class_list":["post-2843","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\n