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{"id":2010,"date":"2023-07-26T10:27:12","date_gmt":"2023-07-26T08:27:12","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=2010"},"modified":"2023-07-26T15:04:16","modified_gmt":"2023-07-26T13:04:16","slug":"ii-un-uomo-bolognese-un-consigliere-napoleonico","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/dal-manzanarre-al-reno-la-famiglia-di-napoleonee-i-contemporanei-a-bologna\/ii-un-uomo-bolognese-un-consigliere-napoleonico\/","title":{"rendered":"II. UN UOMO BOLOGNESE, UN CONSIGLIERE NAPOLEONICO"},"content":{"rendered":"\n
Antonio Aldini [15] \u00e8 una delle figure pi\u00f9 significative dell\u2019Italia napoleonica. 15. Ritratto di Antonio Aldini, in Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Raccolt<\/em>a Gozzadini, Cartoline e ritagli<\/em><\/p>\n\n\n\n 16. Decreto di Napoleone I che istituisce due Segreterie di Stato per il Regno d\u2019Italia, Milano, 8 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Stampe governative<\/em><\/p>\n\n\n\n 17. Copia autentica del decreto di nomina di Antonio Aldini a ministro segretario di Stato del Regno d\u2019Italia residente a Parigi, Piacenza, 29 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d\u2019Italia<\/em><\/p>\n\n\n\n Con la nomina a segretario di Stato, Aldini si ritrova a ricoprire una carica di altissimo prestigio, dovendo occuparsi degli affari politici e amministrativi pi\u00f9 riservati del Regno d\u2019Italia (1805-1814). 18. Napoleone I ad Antonio Aldini (con firma autografa dell\u2019imperatore), Fontainebleau, 15 novembre 1807, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Protocollo riservato della Segreteria di Stato del Regno d\u2019Italia a Parigi<\/em><\/p>\n\n\n\n 19. Elenco delle mance distribuite da Antonio Aldini alla famiglia imperiale, [1805], in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d\u2019Italia<\/em><\/p>\n\n\n\n 20. Ritratti della famiglia Bonaparte, in Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Raccolta Gozzadini, Cartoline e ritagli<\/em> Napoleone I, incoronato re d\u2019Italia (26 maggio 1805), ordina ad Antonio Aldini di accompagnarlo nel suo viaggio a Bologna tra il 21 e il 25 giugno. 22. Minuta del rapporto di Antonio Aldini sulla sistemazione del parco della Montagnola, [1805], in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d\u2019Italia<\/em><\/p>\n\n\n\n 23. Minuta del decreto di Napoleone I che ordina la realizzazione dei giardini pubblici della Montagnola, [1805], in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d\u2019Italia<\/em><\/p>\n\n\n\n Il progetto per la realizzazione dei giardini pubblici nel recinto della Montagnola, iniziato all\u2019indomani dell\u2019ordine imperiale, \u00e8 affidato al direttore dei servizi tecnici della Prefettura di Bologna, l\u2019architetto Giovanni Battista Martinetti, il quale, su indicazione di Napoleone stesso, si attiene ai modelli geometrici dei parchi francesi. 24. Mappa del centro storico di Bologna (riproduzione di un particolare con il parco della Montagnola), in Archivio di Stato di Bologna, Catasto Pontificio detto Gregoriano, Mappe<\/em><\/p>\n\n\n\n Antonio Aldini, nelle vesti di presidente del Collegio dei possidenti, approfitta della presenza dell\u2019imperatore a Bologna per risolvere definitivamente l\u2019antica controversia sul corso del Reno nell\u2019ambito di una ridefinizione del piano idrico bolognese. 25. Relazione di Antonio Aldini sulla sistemazione idrica del Dipartimento del Reno, Bologna, 17 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti speciali relativi a luoghi, istituti e uffici del Bolognese<\/em><\/p>\n\n\n\n 26. Decreto di Napoleone I sull\u2019immissione del Reno nel Po attraverso la costruzione di una nuova I lavori per il nuovo inalveamento del Reno iniziano all\u2019indomani del decreto imperiale del 1805 e vengono portati avanti con grande celerit\u00e0. 27. Decreto di Eugenio di Beauharnais sulle modifiche apportate alla nuova linea del Reno, Milano, 28. Pianta annessa al progetto dell\u2019ingegnere Giambattista Giusti sulla sistemazione del corso del
Grazie alla notoriet\u00e0 raggiunta nello Studium <\/em>bolognese e nella pratica forense, con l\u2019arrivo delle truppe francesi a Bologna (18 giugno 1796), gli vengono affidate le cariche pubbliche di maggiore responsabilit\u00e0, andando cos\u00ec ad assumere una posizione politica preminente.
Nell\u2019ottobre del 1796 diventa presidente del primo congresso della Confederazione cispadana, trasformata pochi mesi dopo in Repubblica. Aldini si batte per sostenere l\u2019operazione di fusione con la Repubblica cisalpina, completata il 27 luglio 1797.
Nella nuova Repubblica \u00e8 eletto presidente del Consiglio dei seniori del Corpo legislativo e poi membro della Commissione straordinaria di Governo nella seconda Cisalpina (1800), istituita da Napoleone in seguito alla breve occupazione austro-russa.
Dopo aver presieduto la sezione incaricata degli affari bolognesi e romagnoli nella Consulta di Lione (1801), con la proclamazione della Repubblica italiana (1802) Aldini diventa il membro di maggior rilievo del Corpo legislativo, dal cui incarico \u00e8 pero destituito l\u2019anno successivo a causa di un contrasto personale con il vicepresidente Melzi d\u2019Eril.
La lontananza di Antonio Aldini dalla scena politica \u00e8 tuttavia destinata a durare poco. Napoleone I, dopo aver accettato dal Senato francese il titolo di imperatore nel 1804, decide di trasformare la Repubblica italiana in Regno. All\u2019indomani della sua incoronazione a re d\u2019Italia (26 maggio 1805), istituisce due Segreterie di Stato: una che far\u00e0 diretto riferimento alla sua persona e l\u2019altra al giovane vicer\u00e9 Eugenio di Beauharnais [16].
Napoleone sceglie proprio Aldini, di cui aveva sempre ammirato l\u2019acutezza d\u2019ingegno e l\u2019intuito politico, per affidargli la delicata e assai ambita carica di segretario di Stato del Regno d\u2019Italia residente a Parigi (alle sue strette dipendenze), la cui nomina \u00e8 formalizzata con decreto del 29 giugno 1805 [17].<\/p>\n\n\n\n2. ALDINI, UOMO DI FIDUCIA DELL\u2019IMPERATORE<\/h2>\n\n\n\n
Anche se la sede della Segreteria \u00e8 ufficialmente a Parigi, il ministro \u00e8 solito seguire Napoleone I nelle sue numerose trasferte. La dimensione prettamente itinerante del suo incarico \u00e8 testimoniata dalla lettera, datata il 15 novembre 1807, in cui l\u2019imperatore gli manifesta il desiderio di farsi accompagnare in un viaggio in Italia [18].
I continui spostamenti al fianco di Bonaparte per tutta l\u2019Europa dimostrano che Aldini non riveste il ruolo di semplice ministro, ma di suo fidato consigliere, nonch\u00e9 anello di congiunzione tra le volont\u00e0 dell\u2019imperatore e i vertici del governo italiano.
Il rapporto di stima e di fiducia che lega Aldini a Napoleone \u00e8 tale che questi gli affida anche mansioni private inerenti alla famiglia imperiale, come la distribuzione, alla fine di ogni anno, delle mance a tutti gli inservienti dei sovrani [19-20].
La funzione principale della Segreteria di Stato parigina \u00e8 quella di controllare la produzione normativa del Regno. Tutti i progetti di legge, proposti dagli altri ministri, sono sempre sottoposti al parere consultivo del segretario prima di ricevere l\u2019approvazione sovrana.
Essendo coinvolto nell\u2019esame dei preventivi di bilancio, nell\u2019assegnazione del budget ai ministeri e nelle nomine delle cariche amministrative, il suo giudizio \u00e8 indispensabile per Bonaparte anche quando le proposte di decreto sono presentate dal vicer\u00e9 d\u2019Italia in persona, Eugenio di Beauharnais, figlio di Giuseppina, prima moglie di Napoleone [21].
Proprio per la sua stretta vicinanza all\u2019imperatore, Aldini finisce per ricoprire cos\u00ec una posizione di fatto superiore a quella degli altri ministri e del vicer\u00e8 stesso.
I rapporti tra Eugenio di Beauharnais e Antonio Aldini durante il Regno d\u2019Italia saranno sempre caratterizzati da una velata competizione dietro la quale si cela il timore del vicer\u00e9 di giocare un ruolo secondario nella scena politica italiana.<\/p>\n\n\n\n
21. Rapporto del ministro Antonio Aldini, richiesto dall\u2019imperatore, sulla proposta di Eugenio di Beauharnais riguardante la nomina dei prefetti del Dipartimento del Reno, Parigi, 13 giugno 1806, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Protocollo riservato della Segreteria di Stato del Regno d\u2019Italia a Parigi<\/em><\/p>\n\n\n\nII. TRACCE DI NAPOLEONE NEL TERRITORIO BOLOGNESE<\/h2>\n\n\n\n
3. LA MONTAGNOLA DIVENTA GIARDINO PUBBLICO<\/h2>\n\n\n\n
Accolto dal presidente della municipalit\u00e0 presso l\u2019arco di trionfo, eretto fuori porta San Felice, entra in citt\u00e0 in mezzo all\u2019acclamazione della folla che lo accompagna fino a palazzo Caprara.
L\u2019imperatore trascorre i giorni della sua permanenza tra visite ai luoghi pi\u00f9 suggestivi della citt\u00e0, spettacoli teatrali e udienze con i membri dei corpi civili, militari ed ecclesiastici.
Questo viaggio, oltre a ravvivare lo spirito pubblico della citt\u00e0, permette all\u2019imperatore di prendere contatti con alcune specifiche questioni locali.
A Bonaparte si deve la riqualificazione urbana dell\u2019area adiacente alla nuova Piazza d\u2019Armi, attraverso la sistemazione definitiva del parco della Montagnola, cui conferisce la forma attuale.
Sulla base della proposta presentata da Aldini [22], il 25 giugno l\u2019imperatore decreta la vendita della tenuta Samoggia, di propriet\u00e0 del soppresso Collegio Montalto, per sostenere le spese di realizzazione dei giardini pubblici nel recinto della Montagnola.
Ordina inoltre di ridurre i bastioni esterni alla citt\u00e0 a viali alberati di circonvallazione destinati al pubblico passeggio, che \u00abper la strada fuori porta San Felice termina al ponte del Reno\u00bb [23].
In una lettera del 25 giugno 1805 indirizzata al vicer\u00e8 Eugenio di Beauharnais, l\u2019imperatore lo esorta a sorvegliare sulla pronta esecuzione dei lavori da parte della Municipalit\u00e0 bolognese, inviandogli i decreti relativi sia alla sistemazione della promenade sulla Montagnola, sia alla realizzazione del boulevard intorno alle mura della citt\u00e0, che sarebbe stato adornato di quattro file di alberi.<\/p>\n\n\n\n4. il progetto dell\u2019architetto martinetti per la montagnola<\/h2>\n\n\n\n
In collaborazione con il professore di botanica Giuseppe Scannagatti, dispone la distruzione degli alberi di gelso, cresciuti disordinatamente, e della colonna del Mercato (eretta nel 1658 dal legato Lomellini), al fine di rendere la zona pi\u00f9 regolare e simmetrica.
Nella seconda fase di intervento, elimina il vecchio passeggio centrale della met\u00e0 del Seicento e provvede ad allargare e spianare tutta l\u2019area, che viene suddivisa in due zone.
Quella superiore, pianeggiante, \u00e8 percorsa da un viale perfettamente circolare da cui si diramano verso il centro quattro viali alberati.
La zona inferiore, invece, \u00e8 in leggero pendio ed \u00e8 percorsa da due viali di accesso che racchiudono le aiuole del cosiddetto \u201cferro di cavallo\u201d e collegano poi la Montagnola con la piazza d\u2019armi (l\u2019attuale piazza VIII Agosto).
Tutti i viali sono piantumati con una doppia fila di alberi d\u2019alto fusto, tra i quali platani, lecci ed abeti. Proprio per la sua forma circolare, scelta per spezzare la monotona ortogonalit\u00e0 della pianta urbana e favorire il passeggio panoramico di carrozze e pedoni, la Montagnola sar\u00e0 pi\u00f9 volte paragonata ai pi\u00f9 famosi Jardin des Tuileries<\/em> di Parigi.
A seguito del rifacimento napoleonico, il parco ha assunto una fisionomia definitiva che, nonostante i numerosi successivi interventi di modifica, continua ancora oggi a conservare [24].<\/p>\n\n\n\n5. L\u2019ORIGINE DEL CAVO NAPOLEONICO<\/h2>\n\n\n\n
Anticamente, difatti, le acque del fiume Reno sfociavano in quel ramo del Po che scorreva a sud della citt\u00e0 di Ferrara.
Nel XII secolo disastrose inondazioni deviarono l\u2019alveo maggiore del Po verso nord (creando il cosiddetto \u201cPo grande\u201d), impoverendo il ramo ferrarese. Questo cambiamento priv\u00f2 anche il Reno del suo sbocco naturale, provocando frequenti allagamenti che trasformarono il fertile territorio bolognese in una palude malsana.
Le devastazioni non diminuirono neanche dopo che si ricorse ad un altro rimedio: papa Benedetto XIV nel 1745 ordin\u00f2 di costruire un canale (detto poi \u201ccavo benedettino\u201d) per collegare il Reno con l\u2019abbandonato Po di Primaro, verso il mare Adriatico, determinando cos\u00ec l\u2019aspetto attuale del fiume bolognese.
Questi lavori per\u00f2, oltre a non portare sollievo alle popolazioni locali, costrinsero il Dipartimento del Reno a contrarre un grosso debito. A Bologna ci si convinse dunque che ricondurre le acque del Reno al loro antico corso verso il Po grande fosse l\u2019unica soluzione possibile.
Nei giorni di permanenza a Bologna, Napoleone tiene frequenti incontri con la commissione di idraulici istituita da Aldini, il quale prepara un\u2019ampia relazione sulle vicissitudini della pianura bolognese e sulla definitiva sistemazione idrica del Dipartimento del Reno, per far fronte ai pericoli delle continue inondazioni [25].
Ascoltato il parere degli esperti, e convintosi della necessit\u00e0 di restituire al fiume il suo antico corso, in data 25 giugno 1805 l\u2019imperatore sottoscrive il decreto con cui ordina la liquidazione del debito contratto dal Dipartimento e l\u2019immissione delle acque del Reno nel Po grande, attraverso la costruzione di una nuova linea che, lunga circa dieci miglia, parta dalla Panfilia nei pressi di S.
Agostino e termini a Palantone [26].<\/p>\n\n\n\n
linea, Bologna, 25 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Stampe governative<\/em><\/p>\n\n\n\n6. L\u2019EVOLUZIONE DEL CAVO NAPOLEONICO<\/h2>\n\n\n\n
Dopo circa due anni, il percorso della linea napoleonica viene in parte modificato dal decreto dell\u201911 giugno 1807, sottoscritto dal vicer\u00e9 d\u2019Italia Eugenio di Beauharnais [27]: partendo da Panfilia, le acque del Reno sono condotte non pi\u00f9 a Palantone ma a Bondeno, dove a loro volta sono immesse nell\u2019ultimo tratto del Panaro e poi convogliate nel Po [28].
La realizzazione di quest\u2019opera con il passare del tempo subisce un forte rallentamento a causa dei successivi eventi bellici, fino ad essere del tutto interrotta nel 1814 con la caduta di Bonaparte.
A distanza di pi\u00f9 di un secolo, si sente l\u2019esigenza di recuperare il progetto idrico del Reno tanto voluto da Napoleone I, riscoprendo tutte le sue potenzialit\u00e0.
In seguito ad una serie di catastrofiche esondazioni del fiume che, tra il 1949 e 1951, colpiscono duramente le popolazioni locali, si decide di dare avvio a una lunga fase di riprogettazione di quel canale che, proprio in onore del suo ideatore, oggi porta il nome di \u201ccavo napoleonico\u201d.
Terminato nel 1964, oggi riveste la doppia funzione di scolmatore delle piene del Reno e di alimentatore del Canale emiliano romagnolo. Rispetto al progetto napoleonico cos\u00ec come modificato nel 1807 dal vicer\u00e8 Eugenio, che prevedeva il collegamento tra il Reno e il Po grande tramite il Panaro, il nuovo tracciato \u00e8 stato spostato pi\u00f9 a est, collegandosi direttamente con il corso del Po.
Il cavo napoleonico rappresenta una delle pi\u00f9 importanti costruzioni idrauliche realizzate nella pianura padana, dove \u00e8 usato anche come bacino d\u2019irrigazione per le attivit\u00e0 agricole della zona, quando tutti i corsi d\u2019acqua romagnoli hanno portate insufficienti al fabbisogno estivo.<\/p>\n\n\n\n
11 giugno 1807, in Archivio di Stato di Bologna, Stampe governative<\/em><\/p>\n\n\n\n
Reno nelle Valli di Comacchio (riproduzione di un particolare con il cavo napoleonico), 1813, in
Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti speciali relativi a luoghi, istituti e
uffici del Bolognese<\/em><\/p>\n","protected":false},"featured_media":2013,"parent":1936,"menu_order":2,"template":"","target":[14],"class_list":["post-2010","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\n