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{"id":1737,"date":"2023-07-18T10:35:48","date_gmt":"2023-07-18T08:35:48","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=1737"},"modified":"2023-07-28T10:20:37","modified_gmt":"2023-07-28T08:20:37","slug":"sezione-2-i-poeti-di-dante","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/il-gioioso-ritornare-dante-a-bologna-nei-750-anni-dalla-nascita\/sezione-2-i-poeti-di-dante\/","title":{"rendered":"SEZIONE 2 | I poeti di Dante"},"content":{"rendered":"\n
La presenza di Dante a Bologna \u00e8 pienamente testimoniata dal sonetto No me poriano zamai far emenda<\/em>, trascritto tra le carte dei Memoriali, in veste linguistica bolognese e anonimo, dal notaio Enrichetto delle Querce nel secondo semestre del 1287: vero protagonista della mostra, il sonetto \u00e8 qui esposto al n. 19. Il componimento, etichettato \u201csonetto della Garisenda\u201d, individua nella torre la stessa icona cittadina, successivamente evocata come immagine incombente e minacciosa in Inferno<\/em>, XXXI, 136-138: \u00abQual pare a riguardar la Garisenda \/ sotto \u2018l chinato, quando un nuvol vada \/ sovr\u2019essa s\u00ec, ched ella incontro penda\u00bb. 10. Ufficio dei Memoriali, 74, c. 281v, 1288 settembre 2, gioved\u00ec<\/strong><\/em> 11. Ufficio dei Memoriali, 78, c. 131r, 1290 luglio 7, venerd\u00ec<\/em><\/strong> Durante le sue prime soste a Bologna, nel biennio 1286-1287, Dante entr\u00f2 in contatto e strinse amicizie con molti altri fiorentini presenti in citt\u00e0. Tra loro, quasi tutti poeti, anche Lapo Gianni, che in questo registro giudiziario vediamo accusato, il 24 febbraio 1287, di \u00abludere ad ludum a\u00e7ari vel ludum proibitum\u00bb, cio\u00e8 di praticare il gioco d\u2019azzardo. In quegli stessi mesi presso lo Studium <\/em>si trovava il fratello di quel Guido, che con Lapo campeggia al principio del celebre sonetto giovanile Guido, i\u2019 vorrei che tu e Lapo ed io<\/em>, mentre pochi mesi pi\u00f9 tardi il notaio Enrichetto delle Querce trascriveva nel suo registro il sonetto \u201cdella Garisenda\u201d, qui esposto al n. 19.<\/p>\n\n\n\n 13. Ufficio dei Memoriali, 110, c. 404v, 1305 aprile 2, venerd\u00ec<\/strong><\/em> Metro: ballata minore di tutti endecasillabi, schema Y(y)Z; AB, Ab; B(b)Z<\/p>\n\n\n\n 14. Raccolta di frammenti, Frammenti francesi e provenzali, Frammento delle \u201cProfezie di Merlino\u201d, sec. XIV<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n Nel capolettera \u201cIl vascello di Merlino\u201d<\/p>\n\n\n\n Nel sonetto dedicato a Guido Cavalcanti Guido, i\u2019 vorrei<\/em>, Dante raffigura in modo incomparabile un concetto fondamentale della lirica cortese e poi stilnovista: l\u2019inscindibilit\u00e0 del nesso amicizia-amore, per cui il valore salvifico e nobilitante dell\u2019esperienza amorosa pu\u00f2 esprimersi pienamente solo in un contesto di condivisione amicale. In quella scena, in particolare, i tre amici poeti sono trasportati a \u00abragionar d\u2019amore\u00bb in un vascello magico condotto da un \u00abbuono incantatore\u00bb, cio\u00e8 Merlino. L\u2019ispirazione della scena proveniva a Dante, con tutta probabilit\u00e0, da un passo della Leggenda di Tristano<\/em> o delle Profezie di Merlino<\/em>, manoscritti spesso illustrati nel XIII-XIV secolo da miniature simili a quella qui esposta, in cui in effetti si distingue chiaramente, dietro i tre viaggiatori, il cappello di Merlino, nocchiero del vascello incantato.<\/p>\n\n\n\n Guido, i\u2019 vorrei che tu e Lapo ed io 15. Curia del Podest\u00e0, Giudici \u201cad maleficia\u201d, Accusationes, b. 4, reg. 24, c. 1r<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Processo a carico di Onesto da Bologna, anno 1285<\/p>\n\n\n\n Il registro documenta gli atti processuali relativi all\u2019omicidio di un notaio, commesso nel mese di giugno del 1285 dal poeta bolognese Onesto degli Onesti, citato da Dante nel De vulgari eloquentia<\/em>. In seguito alla sentenza del 24 luglio 1285, Onesto fu condannato in contumacia alla pena di morte per troncamento della testa e bandito dalla citt\u00e0. Sembra verosimile che si trasferisse in terra di Romagna tra il 1286 e il 1290; sappiamo infatti che, pur non documentato, un risarcimento della famiglia dell\u2019offeso fu concordato verso il 1290 e consent\u00ec ad Onesto di rientrare in citt\u00e0, dove egli rimase sino alla morte, avvenuta intorno al 1303. Sono queste, probabilmente, le vicende giudiziarie che fanno da sfondo ai versi intercorsi tra il bolognese e il pi\u00f9 illustre poeta aretino Guittone. Giocando sul significato del suo nome, Guittone indirizza infatti ad Onesto un sonetto che sembra far riferimento ai suoi recenti trascorsi giudiziari:<\/p>\n\n\n\n Credo savete ben, messer Onesto, 16. Ufficio dei Memoriali, 63, c. 247v, 1286 gennaio 23, mercoled\u00ec<\/em><\/strong> Homo nun prese ancor s\u00ec sa\u00e7amente 17. Capitano del Popolo, Giudici del Capitano, copertina membranacea del reg. 374-375, 6 settembre 1300 – 27 marzo 1301<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n A sinistra dall\u2019alto al basso:<\/p>\n\n\n\n Dante Alighieri<\/strong> Metro: sonetto ABBAABBA; CDEEDC<\/p>\n\n\n\n Cino da Pistoia<\/strong> Metro: sonetto ABABABAB; CDECDE<\/p>\n\n\n\n Guido Cavalcanti<\/strong> Metro: commiato (vv. 71-75) della canzone Donna me prega<\/em><\/p>\n\n\n\n A destra dall\u2019alto al basso:<\/p>\n\n\n\n Cino da Pistoia?<\/strong> Metro: sonetto rinterzato ABc (d)ABc ABc(d)ABc; DEDf, EDEf<\/p>\n\n\n\n Giacomo da Lentini<\/strong> Metro: sonetto ABABABAB; CDECDE<\/p>\n\n\n\n Abate di Tivoli<\/strong> Metro: sonetto ABABABAB; CDECDE<\/p>\n\n\n\n 18. Ufficio dei Memoriali, 120, c. 381r, 1310 febbraio 8, domenica<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n [Guido Novello da Polenta]<\/p>\n\n\n\n Scendo da vui, madona mia, lontano, Metro: ballata grande di schema XYyZ; [AbC], CbA; [ADDZ]<\/p>\n","protected":false},"featured_media":1752,"parent":1712,"menu_order":0,"template":"","target":[14],"class_list":["post-1737","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\n
Oltre ad attestare in assoluto la prima traccia di un testo poetico di Dante, questo \u201cfoglietto d\u2019album\u201d, in forma di parole, costituisce (se si presta fede alla lezione dei Memoriali bolognesi, accolta come la migliore nella recente edizione critica delle Rime <\/em>di Dante approntata da Domenico De Robertis) un tributo del giovane poeta alla parlata bolognese, auscultata nelle sue tonalit\u00e0 differenziate fra Borgo San Felice e Strada Maggiore. Tributo riecheggiato nel De vulgari eloquentia<\/em> laddove Dante sottolinea il primato che essa assume in rapporto alle altre aree linguistiche regionali, nel quadro di una complessa identificazione del volgare illustre.
Su questo versante e all\u2019interno della stessa struttura politico-amministrativa cittadina, si dispiegano fecondi rapporti fra la tradizione lirica toscana della seconda met\u00e0 del XIII secolo e la sincronica e imprescindibile esperienza poetica sviluppata sotto le due torri dai poeti bolognesi.
Il centro culturale di Bologna si configura pertanto come luogo di sperimentazione lirica, alimentato dal prestigio dello Studio e dalla sua stessa localizzazione geografica, deputata a favorire confronti di diverse tradizioni. In questa cornice svetta la poesia del \u201cmassimo\u201d Guido Guinizzelli (qui ai nn. 10-11), caratterizzata da aperture stilnovistiche perfettamente captate dalla cultura notarile bolognese e confluite tra le carte dei Memoriali, dove appare, in plurime redazioni, la stesura del sonetto Homo ch\u2019\u00e8 sa\u00e7o no c\u00f3re li\u00e7eri<\/em>, in tenzone con il corrispondente Voi, ch\u2019avete mutata la mainera<\/em>, non ospitato in questa sede, di Bonagiunta Orbicciani. Aperture che coinvolgeranno \u2212 nell\u2019ambito della lirica toscana e sotto il segno di Dante, che eredita da Guinizzelli il connubio di amore e gentilezza \u2212 Cino da Pistoia, Lapo Gianni e Guido Cavalcanti.
Da questa angolazione appare molto rilevante la figura di Cino, coinvolto in una serie di corrispondenze poetiche con rimatori bolognesi, fra cui emergono quelle con Onesto da Bologna. Spetter\u00e0 infatti allo stesso Cino diffondere nell\u2019Italia centro-settentrionale gli stilemi stilnovistici, cui Onesto e i poeti della sua cerchia oppongono una diversa proposta poetica, imperniata sui modelli della tradizione siculo-toscana, mentre vistose tracce della nuova \u201cmainera\u201d affiorano nelle ballate di Guido Novello da Polenta che sar\u00e0 nominato a Bologna Capitano del Popolo nel 1322 (in mostra al n. 18).
Differenti prospettive poetiche, dunque, che si condensano in una mirabile silloge intorno alla questione della \u201cnatura di Amore\u201d, quale s\u2019irradia dalla tradizione trovadorica alla poesia cortese, ora documentata anche da un sonetto del capostipite della poesia siciliana, Giacomo da Lentini, e da qui alla declinazione stilnovista. Vergata nella copertina membranacea di un volume di atti del Capitano del Popolo (datatis ettembre 1300 – marzo 1301) dal notaio Isfacciato di Montecatini, tale silloge, qui esposta al n. 17, comprende sei componimenti, due dei quali scaturiti da una tenzone fra lo stesso Giacomo da Lentini (Feruto sono isvar\u00efatamente<\/em>) e l\u2019Abate di Tivoli (Qual om riprende altru\u2019ispessamente<\/em>).
In questo contesto polifonico figura inoltre un sonetto di Dante, tratto dalla Vita nuova<\/em> (Ne li occhi porta la mia donna Amore<\/em>), cui si affiancano altri due esemplari omometrici: uno di Cino (Sta nel piacer della mia donna Amore<\/em>), l\u2019altro d\u2019incerta paternit\u00e0 (Io mi son tutto dato a trager oro<\/em>) e in limine il congedo della canzone Donna me prega<\/em> di Guido Cavalcanti. Esile traccia, quest\u2019ultima, della voce dissonante di Guido che, nella sua complessa canzone, ci svela la fisiologia irrazionale dell\u2019amore e ci dischiude un nuovo scenario speculativo, gi\u00e0 consolidatosi a Bologna e fondato sulla teoria della \u201cdoppia verit\u00e0\u201d (scienza e fede), fortemente condivisa dal pensiero poetico del primo amico di Dante.<\/p>\n\n\n\n
[Guido Guinizzelli]
Homo ch\u2019\u00e8 sa\u00e7o non c\u00f3re ligerro
ma pensa e grada \u00e7\u00f2 che vol misurra:
quand\u2019\u00e0 pensato, reten so penserro,
definatantoch\u00e9 \u2018l ver l\u2019asigurra.
Fol\u2019\u00e8 chi pensa sol veder lo vero
e non pensare c\u2019altr\u2019 i ponna cura;
per\u00f2 no se d\u00e9 tinire homo trop\u2019altero,
ma d\u00e9 pensare so stato et soa naturra.
Volan oxelli de stranii guixe
et \u00e0n diverxi lor operamenti,
e non \u00e8m d\u2019un volar n\u00e9 d\u2019un ardire.
Deo naturra in grado mise
e f\u00e9 duspari sini et intendimenti:
per\u00f2 \u00e7\u00f2 c\u2019omo pensa non d\u00e9 dire.
Metro: sonetto ABABABAB; CDECDE
<\/p>\n\n\n\n
[Guido Guinizzelli]
Voglo del ver la mia dona laudare
et asemblarli la rosa e lo giglo:
chomo stella D\u00efana splende e pare,
e \u00e7\u00f2 ch\u2019\u00e8 las\u00f9 bello a le\u2019 somiglo.
Verde rivera me resenbla, l\u2019ayre,
tuti choluri e flor\u2019 \u00e7ano e vermeglo,
oro e a\u00e7uro e riche \u00e7oy per dare:
medesmamente Amor rafina meglo.
Passa per via adorna, e s\u00ec gentile
che sbassa arghoglo a cui dona salute,
e fal de nostra fe\u2019 se no la crede;
e non si p\u00f2 apresare homo ch\u2019\u00e8 vile;
anchor ve dicho ch\u2019\u00e0 ma\u00e7or vertute:
nul\u2019hom p\u00f2 mal pensar finch\u00e9 lla vede.
Metro: sonetto ABABABAB; CDECDE
12. Curia del Podest\u00e0, Ufficio corone e armi, reg. 1, cc. 22v-23r, anno 1287<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n
[Guido Cavalcanti]
In un boscheto trova\u2019 pasturella
plu che la stella bella, al meo parere
\u2026
Per man me prese, d\u2019amorosa volga,
e dice che donato m\u2019avea \u2018l core;
men\u00f2me sot\u2019a una frescheta fogla,
lao\u2019 e\u2019 vidi flor d\u2019one coluri,
e tanto gli sintia \u00e7oia e dul\u00e7uri,
che \u2018l deo d\u2019amore me parea vedere.<\/p>\n\n\n\n
fossimo presi per incantamento,
e messi in un vasel ch\u2019ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio,
s\u00ec che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse \u2018l disio.
E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch\u2019\u00e8 sul numer delle trenta
con noi ponesse il buono incantatore:
e quivi ragionar sempre d\u2019amore,
e ciascuna di lor fosse contenta,
s\u00ec come i\u2019 credo che saremmo noi.
(Rime<\/em>, 9, LI)<\/p>\n\n\n\n
che proceder dal fatto il nome dia;
e chi nome ha, prende rispetto d\u2019esto:
che concordevol fatto al nome sia.
Che \u2018l rame, se\u00b7l nomi auro, io tel detesto,
e l\u2019auro rame anco nel falso stia.
Ed e\u2019 donqua cos\u00ec, messer, onesto
mutarvi nome, over fatto, vorria.
S\u00ec come ben profetar, me nomando,
merc\u00e9 mia, tant\u2019 ho guittoneggiato,
beato, accanto voi, tanto restando.
Vostro nome, messere, \u00e8 caro e orrato,
lo meo assai ontoso e vil, pensando;
ma al vostro non vorrei aver cangiato.
(Sonetto 234)<\/p>\n\n\n\n
[Fabruzzo dei Lambertazzi]<\/p>\n\n\n\n
nesun afare, a quel c\u2019ora devene,
che l\u2019usan\u00e7a, che corre infra la gente,
no \u2018l fa\u00e7a folle, s\u2019 e\u2019 gl\u2019esmenovene.
E quel ch\u2019al mundo fa plu follemente,
ac\u00f2glai bene che per ventura v\u00e8ne,
segundo l\u2019uso ser\u00e0 chanosente:
hon\u2019 omo \u00e8 sa\u00e7o a chui oro prende bene.
Per\u00f2 vive le genti in grand\u2019eran\u00e7a,
ch\u00e9 ventura fa parer folle e sa\u00e7o
\u00e7aschun om segundo \u2018l so parere;
n\u00e9 non guarda rason n\u00e9 mesuran\u00e7a,
\u2018nanci fa bene o\u2019 cunveria dana\u00e7o
e male a quello che ben dovria avere.
Metro: sonetto ABABABAB; CDECDE<\/p>\n\n\n\n
[Negli occhi porta la mia donna Amore]<\/p>\n\n\n\n
Sta nel piacer della mia donna Amore<\/p>\n\n\n\n
Tu puoi seguramente gir, can\u00e7one<\/p>\n\n\n\n
Io mi sono tucto dato a trager oro<\/p>\n\n\n\n
Feruto sono isvar\u00efatamente<\/p>\n\n\n\n
Qual hom riprende altru\u2019 ispessamente<\/p>\n\n\n\n
el meo core lasso non ebe mai \u00e7oia,
tanto lo strenge voia
de retornare a vui, madona gentille.
\u2026
E quando eo penxo lo vostro grande vallore
e\u2019 logo o\u2019 eo fui
onne dona vedere \u00e8 niente
\u2026<\/p>\n\n\n\n