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{"id":1567,"date":"2023-07-13T12:01:57","date_gmt":"2023-07-13T10:01:57","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=1567"},"modified":"2023-07-13T12:03:19","modified_gmt":"2023-07-13T10:03:19","slug":"sezione-5-il-ricordo-dei-caduti-come-culto-della-nazione","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/mentre-infuria-limmane-flagello-echi-della-grande-guerra-a-bologna\/sezione-5-il-ricordo-dei-caduti-come-culto-della-nazione\/","title":{"rendered":"Sezione 5 | Il ricordo dei caduti come culto della nazione"},"content":{"rendered":"\n
Vetrina 26 | Un monumento di carta: l\u2019archivio dell\u2019Ufficio per notizie alle famiglie dei soldati di terra e di mare<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Il 27 maggio 1915, appena quattro giorni dopo la dichiarazione di guerra dell\u2019Italia all\u2019Impero austro-ungarico, la contessa Lina Bianconcini Cavazza (1861-1942) partecip\u00f2 insieme al prefetto di Bologna Vincenzo Quaranta alla costituzione dell\u2019Ufficio per notizie alle famiglie dei soldati di terra e di mare. L\u2019Ufficio era sorto gi\u00e0 alcuni mesi prima dell\u2019ingresso del Paese nel conflitto mondiale su iniziativa del Comitato bolognese di preparazione civile per il caso di guerra, un\u2019associazione privata con ramificazioni sull\u2019intero territorio nazionale, e aveva ricevuto il consenso delle autorit\u00e0 governative e militari. All\u2019Ufficio era stata data un\u2019articolazione particolarmente capillare: due uffici centrali (uno a Bologna per i militari di terra, uno a Roma per i militari di mare) da cui dipendevano diverse sezioni dislocate nelle citt\u00e0 sede di corpi d\u2019armata, e numerose sottosezioni nei centri sede di distretti militari (2)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n L\u2019Ufficio notizie, che si giovava della collaborazione diretta di centinaia di volontari e dell\u2019apporto di innumerevoli individui residenti nei territori pi\u00f9 impervi (parroci, cappellani, maestri e medici), aveva lo scopo di \u00abfacilitare e accelerare il recapito alle famiglie delle notizie riguardanti i militari impegnati in guerra, di attenuare l\u2019impressione dolorosa delle inevitabili perdite o disgrazie, dando l\u2019annuncio in forma il pi\u00f9 possibile confortante e pietosa\u00bb (3)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Si trattava dunque di un\u2019iniziativa filantropica che avrebbe tuttavia giovato anche al buon funzionamento della macchina bellica, sgravando l\u2019autorit\u00e0 militare dall\u2019onere di ricevere ed evadere le migliaia di domande sulla sorte dei soldati impegnati al fronte: sarebbero state difatti le sezioni e le sottosezioni, attraverso i rapporti con i comandi, i distretti, gli ospedali e la Croce rossa, a raccogliere e smistare le notizie sui caduti.<\/p>\n\n\n\n 1. Lina Cavazza al prefetto di Bologna, 27 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 27 | Un monumento di carta: l\u2019archivio dell\u2019Ufficio per notizie alle famiglie dei soldati di terra e di mare<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n A sostenere materialmente l\u2019ingente attivit\u00e0 dell\u2019Ufficio notizie, riconosciuto come il solo ed esclusivo \u00abtramite fra il Paese e l\u2019Esercito\u00bb, furono inizialmente solo private elargizioni, alle quali si affiancarono progressivamente i sussidi disposti dai ministeri dell\u2019Interno e della Real casa.<\/p>\n\n\n\n Sul finire poi del 1915 il Ministero della guerra, per facilitare il lavoro dell\u2019Ufficio, dispose che alcuni ufficiali richiamati dal congedo fossero assegnati alle intendenze delle Armate con lo scopo specifico di coadiuvare le dame visitatrici, i medici e i cappellani nella raccolta delle notizie.<\/p>\n\n\n\n Il 24 ottobre di quello stesso anno il prefetto di Bologna decret\u00f2 infine il riconoscimento della personalit\u00e0 giuridica dell\u2019Ufficio approvandone il regolamento (1-2)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Tutta la corrispondenza tra le varie articolazioni dell\u2019Ufficio, nonch\u00e9 quella tra l\u2019Ufficio e le famiglie, per godere della franchigia postale, doveva svolgersi su cartoline tipo (3)<\/strong>, mentre le notizie raccolte dagli uffici centrali, dalle sezioni e dalle sottosezioni erano trascritte in schede, una per ciascun militare, tenute in ordine alfabetico (4)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Nel 1919 la contessa Cavazza dispose che la documentazione prodotta dai due uffici centrali fosse concentrata nella capitale. Cos\u00ec dal Palazzo delle poste, dove era ancora conservato alla fine del conflitto, l\u2019archivio dell\u2019Ufficio centrale di Bologna per i militari di terra (che aveva esercitato, di fatto, le funzioni di direzione e coordinamento dell\u2019intera organizzazione) fu trasferito a Roma per essere affiancato all\u2019archivio dell\u2019Ufficio centrale per i militari di mare. Prima del trasloco fu in ogni modo approntata una copia integrale dello schedario che nel 1923 fu depositato all\u2019Archivio di Stato di Bologna: il complesso \u00e8 oggi costituito da circa 500.000 schede nominative contenute in 157 cassette di legno, e rappresenta un vero e proprio monumento di carta alla memoria dei caduti della Grande guerra.<\/p>\n\n\n\n 1. Decreto del prefetto di Bologna di riconoscimento giuridico dell\u2019Ufficio notizie, 24 ottobre 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 28 | Ricordi di pietra: il monumento alla vittoria in piazza del Nettuno e il lapidario di Santo Stefano (1918-1925)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n L\u2019armistizio di Villa Giusti tra l\u2019Italia e l\u2019Austria-Ungheria era stato da poco sottoscritto che gi\u00e0 il Governo italiano aveva intrapreso un\u2019intensa attivit\u00e0 indirizzata a suscitare e a diffondere nel Paese la memoria dei caduti del grande conflitto mondiale, mirando a farne uno degli elementi costitutivi del culto della nazione e della religione della patria. Il 21 novembre 1918 il prefetto di Bologna Vincenzo Quaranta sollecit\u00f2 i sindaci dei comuni della provincia a farsi \u00abiniziatori di tali degne onoranze che dovrebbero concentrarsi in uno stabile ricordo innalzato sulla Casa Comunale\u00bb (1)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n A raccogliere in modo particolare l\u2019invito delle autorit\u00e0 governative fu a Bologna la Fratellanza militare italiana, una societ\u00e0 di mutuo soccorso fondata il 23 giugno 1900, che si fece \u00abpromotrice per erigere in Bologna un ricordo perpetuo a memoria ed onore dei nostri caduti in guerra\u00bb (2)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Il comitato generale e la commissione esecutiva appositamente costituiti per l\u2019erezione del ricordo marmoreo individuarono quale luogo ideale la piazza prospiciente la Basilica di Santo Stefano e chiesero al prefetto di caldeggiare presso l\u2019Amministrazione comunale la richiesta di concessione dell\u2019area (3)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n I fautori del monumento dovettero tuttavia fronteggiare tali difficolt\u00e0 tecniche ed economiche da indurli ad abbandonare il primo proposito e a orientarsi verso la realizzazione di un ricordo da collocare sulla parete laterale del Palazzo comunale, fra le ultime due finestre, di fronte la piazza del Nettuno.<\/p>\n\n\n\n Il bando di concorso richiedeva agli artisti di inserire nell\u2019opera tre elementi fondamentali: la targa con il bollettino della vittoria, la dedica e la figura del fante.<\/p>\n\n\n\n Tra i progetti presentati spicca quello \u201ca pluteo\u201d verosimilmente elaborato dall\u2019architetto bolognese Edoardo Collamarini: nel disegno (siglato \u00abEC\u00bb) il bollettino \u00e8 inquadrato entro quattro colonne coronate da capitelli ionici sormontati da aquile. Sopra la lapide \u00e8 posto un bassorilievo di forma tonda raffigurante un fante coronato dalle allegorie della Vittoria e dalla Patria. Otto cartigli ingentiliti da festoni riportano i nomi delle principali battaglie combattute sul fronte orientale (4)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n La giuria chiamata nel 1922 a valutare i progetti non riconobbe tuttavia nessuno di essi meritevole di essere realizzato e dell\u2019opera ipotizzata non fu infine realizzata che la sola lastra marmorea recante il bollettino della vittoria, ancora oggi murata accanto all\u2019ingresso della Biblioteca comunale della Sala Borsa.<\/p>\n\n\n\n 1. Il prefetto ai sindaci della provincia di Bologna, 21 novembre 1918, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 29 | Ricordi di pietra: il monumento alla vittoria in piazza del Nettuno e il lapidario di Santo Stefano (1918-1925)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Sorte differente e certamente pi\u00f9 fortunata ebbe un secondo progetto commemorativo, promosso dalla Sezione bolognese dell\u2019Associazione nazionale fra le madri e vedove dei caduti, presieduta dalla contessa Laura Acquaderni Zavagli (scomparsa nel 1956).<\/p>\n\n\n\n Il sodalizio, nato nell\u2019aprile del 1919, aveva stabilito di \u00abraccogliere nel pi\u00f9 vetusto e glorioso monumento della Citt\u00e0 i nomi dei Valorosi che si immolarono per la salvezza e pel trionfo della Patria in armi\u00bb. Il sito fu individuato nel chiostro romanico della Basilica di Santo Stefano, che fu dapprima sottoposto a imponenti lavori di restauro e di rifacimento progettati dal soprintendente ai monumenti Luigi Corsini.<\/p>\n\n\n\n La prima pietra del lapidario fu posta il 5 giugno 1921 (1)<\/strong> e i lavori proseguirono per i quattro anni successivi grazie ai contributi elargiti da eminenti privati cittadini, dalle pi\u00f9 importanti istituzioni bolognesi e dai ministeri della Pubblica istruzione, di Grazia e giustizia e della Real casa.<\/p>\n\n\n\n Ciascuna delle quattro pareti del chiostro fu destinata a ricevere i nomi dei caduti di altrettanti anni di guerra. I morti furono poi distinti in base alla zona di combattimento, e a ciascuna localit\u00e0 fu dedicata una lapide. In tal modo si intese offrire \u00abun quadro sintetico della guerra che ricostruisce fatti ed episodi eroici memorabili\u00bb. Sulle 64 lapidi furono cos\u00ec incisi i nomi di 2.536 caduti tra il 1915 e il 1918 appartenenti al Comune di Bologna, cui si aggiunsero i 247 morti tra il 1919 e il 1920 in conseguenza della guerra (2)<\/strong>. Fondamentale per l\u2019individuazione dei cittadini bolognesi morti in combattimento, per malattia o in prigionia fu la collaborazione dell\u2019Ufficio per notizie alle famiglie dei soldati di terra e di mare, che forn\u00ec copia delle schede nominative conservate nel suo archivio.<\/p>\n\n\n\n Il lapidario fu inaugurato il 12 giugno 1925 durante una solenne cerimonia alla quale prese parte il \u00abprimo soldato d\u2019Italia\u00bb, il re Vittorio Emanuele III, in visita a Bologna in occasione del 25\u00b0 anniversario della sua ascesa al trono. Il sovrano, giunto in citt\u00e0 quella stessa mattina con un treno speciale proveniente da Roma, si rec\u00f2 al lapidario alle 8,45 per poi proseguire la sua intensa giornata bolognese, recandosi tra l\u2019altro al nuovo stadio comunale per la posa della prima pietra (3)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 1. La presidente dell\u2019Associazione nazionale fra le madri e vedove dei caduti al prefetto, 28 maggio 1921, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 30 | Ricordi di pietra: il monumento alla vittoria in piazza del Nettuno e il lapidario di Santo Stefano (1918-1925)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Durante la Prima guerra mondiale la propaganda patriottica si rivel\u00f2 una vera e propria esigenza per controllare e migliorare il morale dei soldati e della popolazione civile nonch\u00e9 uno strumento per contrastare il malcontento e ostacolare la contro-propaganda pacifista.<\/p>\n\n\n\n Terminato il conflitto si continu\u00f2 comunque ad alimentare il sentimento patriottico: il culto della nazione si concretizz\u00f2 nella realizzazione, in tutta Italia, di lapidi commemorative e monumenti, spesso eretti su diretta sollecitazione del governo nazionale o delle prefetture locali. In provincia di Bologna nacquero cos\u00ec vari comitati per il reperimento del materiale e dei contributi economici necessari, spesso elargiti dai privati cittadini.<\/p>\n\n\n\n Quasi contemporaneamente sorsero varie iniziative finalizzate a censire le opere commemorative gi\u00e0 esistenti, da inserire in apposite pubblicazioni. Uno dei primi esempi fu il Libro d\u2019Oro del Valore Italiano<\/em> (1-2)<\/strong>, che avrebbe dovuto contare 300 quaderni. In tale occasione i comuni della provincia bolognese furono invitati a comunicare alla Prefettura l\u2019eventuale erezione di \u00abmonumenti, targhe e simili in memoria dei caduti di guerra\u00bb. Ad alcune lettere di risposta furono allegati elenchi e fotografie (3-4)<\/strong>. Molto pi\u00f9 raro \u00e8 invece trovare il progetto grafico o i disegni dell\u2019epoca, come accade con l\u2019obelisco eretto nel 1927 a Grizzana Morandi, in localit\u00e0 Monteacuto Ragazza (5)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Talvolta, al momento di scegliere la collocazione dei ricordi marmorei, si verificarono dispute tra fazioni della stessa comunit\u00e0. \u00c8 il caso di Castello d\u2019Argile e della frazione del comune di Lizzano in Belvedere, Monteacuto delle Alpi, dove entrarono in gioco motivi politici o antiche ostilit\u00e0 per nulla attinenti al tema della commemorazione e al sentimento patriottico.<\/p>\n\n\n\n Il Libro d\u2019Oro<\/em> non ebbe seguito; altre iniziative andarono invece a buon fine, tra cui quella edita col titolo I Monumenti della riconoscenza eretti dagli italiani ai caduti per la patria nella Grande Guerra 1914-1918<\/em> che raccoglie tra le altre le riproduzioni fotografiche delle opere realizzate in alcuni centri bolognesi.<\/p>\n\n\n\n 1. Il direttore del Libro d\u2019oro del valore italiano<\/em> al prefetto, 9 dicembre 1922, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 31 | Il viaggio del milite ignoto nel terzo anniversario della vittoria (1921)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Fin dall\u2019agosto 1920, su ispirazione del colonnello Giulio Douhet, da molte parti era stata avanzata l\u2019idea che anche in Italia, sul modello di quanto era gi\u00e0 stato fatto in Francia, si onorassero le salme dei soldati caduti nella Grande guerra che non erano state identificate, attraverso l\u2019erezione di un monumento al milite ignoto.<\/p>\n\n\n\n Una specifica legge \u00absulla sepoltura del soldato ignoto\u00bb, approvata il 4 agosto 1921, individu\u00f2 il luogo dell\u2019inumazione nella capitale all\u2019interno del Vittoriano e, al fine di dare attuazione al progetto che sarebbe coinciso con le solenni celebrazioni per il terzo anniversario della vittoria, fu costituito il Comitato esecutivo per le onoranze al soldato ignoto.<\/p>\n\n\n\n Dopo quasi tre mesi di ricerche tra le sepolture dei fronti pi\u00f9 avanzati del conflitto al confine con l\u2019Austria furono selezionate undici salme, tra le quali la triestina Maria Maddalena Bergamas (1867-1953), madre di un soldato disperso, scelse quella che sarebbe stata trasferita \u00abnella gloria di Roma\u00bb (1)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Il Comitato esecutivo dispose inoltre che si costituissero sottocomitati in tutti i comuni della penisola: il loro scopo era quello di rendere omaggio al passaggio e alla sosta della salma nelle varie localit\u00e0 poste sul tragitto del convoglio ferroviario e di organizzare una cerimonia da svolgere contemporaneamente alla sepoltura del corpo nell\u2019Altare della patria il 4 novembre (2)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Si stabil\u00ec inoltre l\u2019emissione di una cartolina commemorativa del costo di 1 lira: una parte, da conservare come ricordo, recava un\u2019illustrazione con l\u2019allegoria della Patria che insieme a figure femminili rendeva omaggio alla salma di un soldato caduto, con sullo sfondo il complesso del Vittoriano a Roma, mentre una seconda parte, da staccare e compilare, poteva essere spedita in franchigia al Comitato per le onoranze. Il ricavato sarebbe stato devoluto a beneficio degli orfani di guerra (3)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Lo storico viaggio del milite ignoto ebbe inizio da Aquileia il 29 ottobre 1921 a bordo di un treno speciale che giunse a Bologna alle 18,30 del giorno successivo. Qui sost\u00f2 l\u2019intera notte, ricevendo l\u2019omaggio silenzioso della popolazione, e ripart\u00ec il 31 ottobre alle 6,25 (4)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 1. La presidenza del Comitato d\u2019onore per le onoranze al soldato ignoto agli italiani, 30 settembre 1921, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 32 | Il viaggio del milite ignoto nel terzo anniversario della vittoria (1921)<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Dopo aver valicato l\u2019Appennino e aver fatto tappa nei capoluoghi toscani e umbri, il convoglio giunse il 2 novembre nella stazione della capitale; da l\u00ec la salma fu trasferita alla Basilica di Santa Maria degli Angeli per essere esposta alla venerazione dei romani fino al 4 novembre, giorno \u00absacro alla vittoria\u00bb designato per la tumulazione al Vittoriano.<\/p>\n\n\n\n Come disposto dal Comitato esecutivo per le onoranze al soldato ignoto anche a Bologna autorit\u00e0 e popolazione si raccolsero in quel giorno in piazza Maggiore \u00abper testimoniare in modo solenne tutta la loro venerazione per gli Eroi caduti\u00bb (1)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Davanti la Basilica di San Petronio fu eretto un catafalco con il simulacro della bara al quale fu impartita come era uso all\u2019epoca la benedizione. Davanti al catafalco e alle vedove e madri dei caduti sfilarono poi le rappresentanze militari, i reduci di guerra, i garibaldini, i superstiti delle patrie battaglie, gli ex bersaglieri, le varie associazioni cittadine (compresi i fascisti), i bambini delle scuole e gli orfani di guerra. Tutti alle 10,30 intonarono la Canzone del Piave mentre il campanone del Podest\u00e0 suonava i rintocchi e dal colle di San Michele tuonava il cannone (2-3)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Non sempre tuttavia le celebrazioni furono caratterizzate dal pi\u00f9 puro spirito patriottico cos\u00ec come auspicato dalle autorit\u00e0 centrali e come pi\u00f9 volte chiesto dal prefetto di Bologna Cesare Mori: i contrasti di parte intervennero a turbare l\u2019organizzazione delle onoranze al milite ignoto e in molti comuni della provincia, dove le amministrazioni erano rette da giunte socialiste, fu tutt\u2019altro che pacifico giungere a un accordo per la costituzione dei sottocomitati.<\/p>\n\n\n\n La Lega dei comuni socialisti aveva difatti sconsigliato di aderire alle cerimonie, invitando piuttosto i compagni a visitare i cimiteri il 2 novembre portando fiori e bandiere rosse (4)<\/strong>. Cos\u00ec a Borgo Panigale, Budrio, Calderara di Reno, Castelguelfo, Medicina e Zola Predosa i sindaci si rifiutarono di formare i sottocomitati per le onoranze, i quali furono guidati da notabili locali provenienti dalle file degli ex combattenti e dei fascisti.<\/p>\n\n\n\n 1. Circolare del Comando del presidio militare di Bologna per le onoranze alla salma del soldato ignoto, 28 ottobre 1921, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
A muovere la nobildonna bolognese era stato il desiderio di \u00abrendersi utile al paese e di concorrere, in momenti di trepida ansia, a tenere sollevati gli animi dei soldati e delle loro famiglie\u00bb (1)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n
2. Ufficio per notizie alle famiglie dei militari di terra e di mare, Elenco delle sezioni e sotto-sezioni con indicazione delle rispettive presidenze<\/em>, Bologna, Tipografia di Paolo Neri, 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. Regolamento generale dell\u2019Ufficio per notizie alle famiglie dei militari di terra di mare<\/em>, [1915], in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Ufficio per notizie alle famiglie dei militari di terra e di mare, Regolamento<\/em>, Bologna, Tipografia di Paolo Neri, 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. L\u2019Ufficio per notizie alle famiglie dei militari di terra e di mare al prefetto, 5 dicembre 1915, 24 marzo 1916, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
4. Scheda di militare, in ASBO, Ufficio per le notizie alle famiglie dei militari di terra e di mare<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Il presidente della Fratellanza militare italiana al prefetto, 9 giugno 1920, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. Il prefetto al sindaco di Bologna, 27 agosto 1920, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
4. Progetto di Edoardo Collamarini per il monumento ai caduti in guerra, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Il lapidario dei caduti bolognesi nel chiostro romanico della basilica di S. Stefano in Bologna<\/em>, Bologna, Societ\u00e0 tipografica Mareggiani, 1926, in ASBO, Biblioteca<\/em>
3. Ordine di servizio della Questura per la gestione dell\u2019ordine pubblico in occasione della visita del re a Bologna, 10 giugno 1925, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Piano del Libro d\u2019oro del valore italiano<\/em>, [1922], in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3-4. Ricordo funebre dei caduti di Massumatico (San Pietro in Casale), 1921, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
5. Prospetto del monumento ai caduti di Monte Acuto Ragazza (Grizzana Morandi), [1923], in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Circolare del Comitato esecutivo per le onoranze al soldato ignoto per la costituzione dei sottocomitati comunali, 30 settembre 1921, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. Cartolina commemorativa a beneficio degli orfani di guerra, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
4. Il treno speciale con la salma del milite ignoto a Porretta, in MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO ITALIANO, Onoranze al milite ignoto. Viaggio della salma<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Disposizione dei gruppi e delle rappresentanze alla cerimonia per le onoranze al milite ignoto, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. Funzione in onore del milite ignoto in piazza Maggiore a Bologna, in MUSEO CENTRALE DEL RISORGIMENTO ITALIANO, Onoranze al milite ignoto. Celebrazioni e funzioni<\/em>
4. Ritaglio da \u00abLa Squilla\u00bb, 22 ottobre 1921, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n","protected":false},"featured_media":1608,"parent":1309,"menu_order":5,"template":"","target":[14],"class_list":["post-1567","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\n