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{"id":1314,"date":"2023-07-12T10:05:32","date_gmt":"2023-07-12T08:05:32","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=1314"},"modified":"2023-07-13T12:02:56","modified_gmt":"2023-07-13T10:02:56","slug":"sezione-1-viva-la-guerra-abbasso-la-guerra","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/mentre-infuria-limmane-flagello-echi-della-grande-guerra-a-bologna\/sezione-1-viva-la-guerra-abbasso-la-guerra\/","title":{"rendered":"Sezione 1 | viva la guerra! abbasso la guerra!"},"content":{"rendered":"\n
Vetrina 1 | Per la pace o per la guerra<\/em><\/strong> Il governo italiano aveva ufficialmente proclamato la neutralit\u00e0 del Paese, ma nulla era ancora definitivamente deciso e, anche se la classe politica era spaccata fra neutralisti e interventisti, la partecipazione attiva al conflitto appariva pi\u00f9 che probabile. La stessa profonda divisione attraversava l\u2019opinione pubblica: tutta la nazione era percorsa da un clima carico di tensioni e viveva giornate difficili, segnate da disordini e incidenti.<\/p>\n\n\n\n Anche Bologna fu teatro di aspri contrasti, accentuati dal fatto che la citt\u00e0 era governata in quegli anni da una amministrazione comunale e da un sindaco, Francesco Zanardi, entrambi socialisti e neutralisti, e per questo oggetto di pesanti critiche della parte avversa, con accuse di antipatriottismo e frequenti atti di violenza.<\/p>\n\n\n\n Nel febbraio del 1915 le dimostrazioni a favore o contro la guerra si susseguivano. Il 21 di quel mese, i socialisti neutralisti organizzarono una manifestazione contro la guerra, che si concluse, peraltro senza incidenti di rilievo, con una protesta davanti alla sede del \u00abGiornale del Mattino\u00bb, decisamente interventista, protesta durante la quale fu simbolicamente bruciata una copia del quotidiano (1)<\/strong>. Gli interventisti non osarono disturbare la manifestazione, ma si limitarono per il momento ad aggressioni a piccoli gruppi isolati di socialisti, mentre decisero di tenere, il 23 febbraio, a Palazzo dei Notai, una manifestazione a favore dell\u2019intervento, in risposta a quella neutralista di due giorni prima. I neutralisti per\u00f2, occupando la sala con un certo anticipo sull\u2019orario, riuscirono a far fallire l\u2019iniziativa. Nei gravi scontri che ne seguirono (2)<\/strong> gli interventisti ebbero la peggio, ma, decisi a vendicarsi, moltiplicarono le iniziative a sostegno della guerra e le violenze. Il 26 febbraio, degli studenti reduci da un\u2019assemblea di interventisti, malmenarono in strada tre assessori comunali socialisti: eppure per la Questura (3)<\/strong> la manifestazione studentesca non era andata oltre i toni accesi e le violenze verbali.<\/p>\n\n\n\n 1. Il questore al prefetto, 21 febbraio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 2 | Inchiostri della diplomazia\u2026 sangue degli eserciti<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Sia il neutralismo che l\u2019interventismo erano movimenti trasversali e compositi rispetto ai diversi schieramenti che animavano la scena politica italiana e all\u2019interno di entrambi coesistevano molte anime, disomogenee e accomunate unicamente dal \u201cno\u201d o dal \u201cs\u00ec\u201d alla guerra. Nucleo fondante e pi\u00f9 attivo del movimento neutralista fu senz\u2019altro il Partito socialista ufficiale, come veniva chiamato, che si schier\u00f2 da subito contro l\u2019intervento, anche se non mancarono al suo interno voci discordi.<\/p>\n\n\n\n Tra gli iscritti dissenzienti spicca il nome di Benito Mussolini, a quell\u2019epoca incaricato della direzione dell\u2019\u00abAvanti!\u00bb, organo di stampa del Partito socialista. Convinto neutralista allo scoppio del conflitto europeo, egli divenne nel corso del 1914 fervente interventista, spingendo il giornale sulle sue stesse posizioni. Il contrasto con la linea politica socialista si dimostr\u00f2 profondo e insanabile: Mussolini si dimise dalla direzione del quotidiano, che riprese quindi la sua campagna neutralista contro la guerra, e fu poi espulso dal Partito.<\/p>\n\n\n\n Nell\u2019edizione del 20 febbraio 1915 l\u2019\u00abAvanti!\u00bb pubblic\u00f2 in prima pagina la riproduzione di un volantino contro i fautori dell\u2019intervento in guerra (1)<\/strong>, che riportava tra virgolette una frase dai toni reboanti, pronunciata da Mussolini qualche giorno prima, sulla necessit\u00e0 di abbandonare la strada della diplomazia e di impugnare le armi: \u00abNon \u00e8 cogli inchiostri della diplomazia, ma col sangue degli eserciti, che si conquistano oggi per le terre e gli oceani i titoli di nobilt\u00e0 e di grandezza dei popoli\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Il volantino, dai forti contenuti satirici, era stato stampato e diffuso a cura della Federazione socialista di Bologna, una delle pi\u00f9 salde e compatte nel prendere posizione a favore della neutralit\u00e0, della Camera del lavoro e del Sindacato dei lavoratori agricoli, sempre di Bologna, ed era in distribuzione gi\u00e0 da qualche giorno. Ma altra cosa era la pubblicazione su un quotidiano a diffusione nazionale, cosa che allarm\u00f2 non poco la Questura (2)<\/strong> e la Prefettura, responsabili dell\u2019ordine pubblico, per il serio timore che, in settimane tutt\u2019altro che tranquille per la citt\u00e0, il testo potesse provocare la reazione degli interventisti e innescare una ancor pi\u00f9 grave spirale di violenze.<\/p>\n\n\n\n 1. \u00abAvanti!\u00bb, 20 febbraio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 3 | Rumori di guerra<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Sul finire dell\u2019aprile 1915 le trattative diplomatiche tra Italia, Francia e Inghilterra stavano concludendosi e da Roma arrivavano in provincia segnali chiari circa la scelta interventista che il governo aveva maturato. Con una circolare del Ministero dell\u2019interno indirizzata ai prefetti, il presidente del Consiglio Salandra avvi\u00f2 una sorta di inchiesta, nell\u2019intento di sondare l\u2019atteggiamento dell\u2019opinione pubblica di fronte alla prospettiva del conflitto.<\/p>\n\n\n\n Al proposito, il questore di Bologna (1)<\/strong> riteneva che in citt\u00e0 predominasse la contrariet\u00e0 alla guerra, visti lo scarso seguito goduto dalla fazione interventista e, all\u2019opposto, la generalizzata propensione alla neutralit\u00e0 sia delle \u00abmasse operaie urbane e rurali\u00bb che si rifanno al Partito socialista, \u00abpotentissimo per numero di seguaci e per la conquista fatta di quasi tutti i collegi politici, delle amministrazioni provinciali e di quelle municipali\u00bb, sia della classe media, che \u00abvedrebbe con scarso entusiasmo la guerra che la danneggerebbe nei suoi interessi\u00bb, sia infine degli ambienti cattolici, ligi alla linea neutralista del loro partito.<\/p>\n\n\n\n Ma la relazione che due giorni dopo il prefetto Vincenzo Quaranta, convinto interventista, invia al Ministero dell\u2019interno (2)<\/strong> \u00e8 molto pi\u00f9 cauta e si limita a tracciare un quadro generico dell\u2019orientamento della cittadinanza, delle forze politiche e della stampa locali rispetto all\u2019eventuale intervento nel conflitto. Non manca per\u00f2 di rilevare la disciplina dei ceti medio-alti, e dei movimenti politici che li rappresentano, e invece lo \u00abspirito egoistico e l\u2019istinto di conservazione\u00bb delle classi pi\u00f9 modeste, che \u00abnon fanno che favorire quanto la propaganda neutrale del socialismo ufficiale cerca diffondere fra le masse\u00bb. Egli confida comunque nel diffuso sentimento antitedesco della popolazione e tiene a sottolineare che non teme agitazioni e disordini per l\u2019entrata in guerra dell\u2019Italia, purch\u00e9 si adottino \u00abquelle misure di prevenzione che la prudenza suggerisce e senza le quali l\u2019opera delittuosa di pochi […] potrebbe trascinare ad eccessi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Sono dunque specialmente i sovversivi socialisti a preoccupare il prefetto, che dopo altri due giorni scrive ancora al Ministero dell\u2019interno (3)<\/strong>, insistendo sull\u2019elevato rischio di disordini e di gravi incidenti fra interventisti e neutralisti, poich\u00e9 l\u2019Emilia \u00e8 la terra della sedizione contro l\u2019ordine costituito e Bologna ne \u00e8 la punta pi\u00f9 avanzata, \u00abcentro di varie organizzazioni sovversive nazionali e sede di agitatori violenti ed influenti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n 1. Il questore al prefetto, 19 aprile 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 4 | Le \u201cradiose giornate\u201d di maggio<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Nel maggio 1915, in soli venti giorni, a partire dalla denuncia italiana della Triplice alleanza con Germania e Austria, avvenuta il 4 maggio, si gioc\u00f2 la partita politica che port\u00f2 il Paese nel primo conflitto mondiale. Il presidente del Consiglio Salandra, a fine aprile, aveva legato il Paese a Francia e Inghilterra, stipulando un patto segreto che obbligava l\u2019Italia a intervenire in guerra entro un mese dalla firma del patto stesso. A Bologna, la contrapposizione tra neutralisti e interventisti tocc\u00f2 il culmine verso met\u00e0 mese. Gravi disordini si verificarono la sera del 12 maggio, in occasione di una dimostrazione di interventisti, confluiti in piazza del Nettuno al grido di \u00abViva la guerra. Abbasso i traditori\u00bb. A pochi passi da l\u00ec, un gruppo di neutralisti rispose gridando \u00abAbbasso la guerra\u00bb e intonando l\u2019Inno dei lavoratori<\/em>: fu la miccia che provoc\u00f2 gli scontri, protrattisi poi fino a notte inoltrata (1)<\/strong>. Tre giorni dopo, il 15 maggio, una manifestazione neutralista per le vie del centro fu sedata dalla forza pubblica con estrema durezza e procedendo anche a numerosi arresti (2)<\/strong>: i neutralisti non erano pi\u00f9 avversari politici, ma erano ormai considerati pericolosi sovversivi.<\/p>\n\n\n\n Questi non furono che alcuni dei ripetuti episodi di violenza di quelle giornate dal clima incandescente, al punto che il prefetto si sent\u00ec in dovere di inviare a tutti i comuni un appello (3)<\/strong> in cui, con grande enfasi, nel nome dell\u2019unica patria, richiamava le opposte fazioni e la popolazione tutta alla concordia e all\u2019abbandono di ogni inutile violenza.<\/p>\n\n\n\n 1. Il questore al prefetto, 14 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 5 | Guerra!<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n La mobilitazione generale e i movimenti di truppe erano gi\u00e0 iniziati da qualche giorno, quando, la sera del 23 maggio, si sparse in citt\u00e0 la notizia che l\u2019indomani l\u2019Italia avrebbe formalmente dichiarato guerra all\u2019Austria: crollarono cos\u00ec definitivamente le residue, debolissime illusioni di salvaguardare la pace.<\/p>\n\n\n\n Un folto gruppo di interventisti, circa 3.000 secondo la Questura (1)<\/strong>, dopo aver percorso in corteo via Indipendenza manifestando rumorosamente il suo entusiasmo, giunse verso le 23 davanti a Palazzo d\u2019Accursio e, tra urla e offese rivolte al sindaco e ai suoi collaboratori neutralisti, invoc\u00f2 l\u2019immediata esposizione del tricolore, in segno di giubilo per il coinvolgimento attivo del Paese nella guerra. Gridando \u00abFuori la bandiera a palazzo\u00bb, gli interventisti riuscirono infine a travolgere il cordone di forze dell\u2019ordine che proteggeva il portone principale, peraltro senza troppa convinzione n\u00e9 fermezza, e poco dopo, sul terrazzo sovrastante l\u2019ingresso, venne issata la bandiera italiana. In Municipio per\u00f2, data anche l\u2019ora tarda, non era presente alcun esponente dell\u2019amministrazione cittadina e fu solo per questo che i danni si limitarono a qualche vetro rotto e fu almeno evitata la violenza contro le persone.<\/p>\n\n\n\n Il giorno successivo, 24 maggio, il prefetto scriveva al presidente del Consiglio (2)<\/strong> per chiedergli, adducendo \u00abgravi ragioni di indole politica\u00bb, di applicare alla provincia di Bologna lo \u00abstato di guerra\u00bb, il che avrebbe consegnato all\u2019autorit\u00e0 militare i pieni poteri, anche civili, sul territorio. Il prefetto descrisse una situazione, dal suo punto di vista, assai fosca: Bologna come centro del movimento sovversivo, sede di organizzazioni operaie nazionali e completamente in mano al Partito socialista, il quale neanche a conflitto in corso avrebbe rinunciato alla sua propaganda contro la guerra e a fomentare l\u2019odio di classe.<\/p>\n\n\n\n La richiesta del prefetto Quaranta ebbe un riscontro pressoch\u00e9 immediato e gi\u00e0 il giorno seguente il regio decreto n. 758 dichiarava la provincia di Bologna in stato di guerra, sottoponendola al Comando del VI Corpo d\u2019armata, il quale a sua volta il successivo 27 maggio provvedeva a regolamentare con un\u2019ordinanza (3)<\/strong> l\u2019organizzazione del territorio.<\/p>\n\n\n\n Da quel momento, Bologna e la sua provincia furono di fatto consegnate ad una sorta di dittatura militare, con la radicale limitazione, e addirittura con la soppressione, di alcuni diritti e libert\u00e0 fondamentali e con l\u2019estensione alla popolazione civile del codice penale dell\u2019esercito.<\/p>\n\n\n\n 1. Il questore al prefetto, 24 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em> Vetrina 6 | \u201cImboscati\u201d a Palazzo d\u2019Accursio?<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Gli anni della guerra videro i comuni italiani afflitti da una grave crisi economica e finanziaria e alle prese con problemi di vitale importanza: l\u2019organizzazione produttiva, il controllo dei prezzi, il contenimento delle spinte speculative, il razionamento dei viveri. L\u2019amministrazione socialista di Bologna, con l\u2019obiettivo dichiarato di \u00abresistere, rimanere in piedi\u00bb, si adoper\u00f2 per la parte pi\u00f9 debole della popolazione, garantendo ad esempio, attraverso i negozi e il panificio comunali, l\u2019acquisto di generi alimentari a prezzo equo. Ma furono proprio provvedimenti di questo tipo ad infiammare l\u2019ostilit\u00e0 degli avversari politici e di quanti, commercianti, proprietari terrieri o di case, vedevano nella politica del Comune un attacco ai propri diritti e ne criticavano duramente l\u2019operato.<\/p>\n\n\n\n Il fatto poi che diversi assessori e consiglieri comunali, grazie alla loro carica, fossero esonerati dal servizio militare, o comunque assegnati ad incarichi d\u2019ufficio in citt\u00e0, non fece che alimentare il mai sopito astio degli interventisti e rinnovare le accuse di antipatriottismo.<\/p>\n\n\n\n In questo clima, nel maggio del 1917, il tenente generale comandante del Corpo d\u2019armata di Bologna si rivolse al Ministero della guerra (1)<\/strong>, protestando per l\u2019esonero dagli obblighi militari di qualche esponente del Partito socialista, come il deputato Genuzio Bentini, e di alcuni amministratori comunali: esonero ottenuto \u2013 sottolineava il comandante \u2013 dietro parere favorevole del prefetto.<\/p>\n\n\n\n Il generale non dissimulava la sua indignazione per questi esoneri, che oltretutto vanificavano i suoi sforzi per cercare \u00abdi allontanare da Bologna tutti i militari sovversivi pi\u00f9 noti e sui quali gravano sospetti di propaganda contro la guerra\u00bb, come l\u2019avvocato e assessore comunale Nino Bixio Scota, gi\u00e0 da tempo schedato tra i sovversivi nel Casellario politico provinciale e sorvegliato dalla Questura (2)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n La protesta del generale non ebbe seguito, anche perch\u00e9 il prefetto, interpellato in proposito, rispose, con navigata scaltrezza (3)<\/strong>: \u00abLa maggior parte degli uffici pubblici sono in questa provincia coperti da socialisti, s\u00ec che socialisti erano quelli che avevano titolo ad un esonero\u00bb e d\u2019altra parte \u00abil mettere tali dirigenti del movimento sovversivo […] in una posizione di favore li mette in luce peggiore di fronte alle masse, che constatano come ai sacrifici degli umili non corrisponda quello di coloro che, se predicano contro la guerra, in realt\u00e0 non subiscono il danno che in ben tenue misura\u00bb.<\/p>\n\n\n\n 1. Il comandante del Corpo d\u2019armata di Bologna al Ministero della guerra, 22 maggio 1917, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
All\u2019inizio del 1915, in tutta Italia divampava la polemica fra quanti ritenevano che il paese dovesse mantenersi neutrale e quanti invece sostenevano che dovesse intervenire nel conflitto che, dall\u2019estate del 1914, opponeva Francia e Inghilterra da una parte a Germania e Austria-Ungheria dall\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n
2. Il questore al prefetto, 24 febbraio 1915, ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. Il questore al prefetto, 27 febbraio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Il questore al prefetto, 20 febbraio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Il prefetto al Ministero dell\u2019interno, 21 aprile 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. Il prefetto al Ministero dell\u2019interno, [23 aprile 1915], in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
I neutralisti avevano per\u00f2 la maggioranza in Parlamento, circostanza che rendeva complicata la ratifica del patto, e quindi la sua esecuzione. Lo scoglio parlamentare fu superato grazie ad una imponente campagna intimidatoria contro i neutralisti, campagna che, spinta e sorretta da interessi economici e politici, da movimenti nazionalisti e da buona parte della \u00e9lite<\/em> intellettuale della nazione, sfoci\u00f2 in una serie di manifestazioni di piazza organizzate in quelle che la retorica nazionalista chiam\u00f2 poi le \u201cradiose giornate\u201d di maggio.<\/p>\n\n\n\n
2. Il questore al prefetto, 16 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. Il prefetto alla popolazione, 15 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Il prefetto al presidente del Consiglio dei ministri, 24 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em>
3. Ordinanza del Comando del corpo d\u2019armata di Bologna, 27 maggio 1915, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n\n\n\n
2. Il commissario della Sezione di mezzogiorno della Questura di Bologna al questore, 17 agosto 1914, in ASBO, Questura di Bologna, Gabinetto, Sovversivi<\/em>
3. Il prefetto di Bologna al direttore generale della pubblica sicurezza, 18 giugno 1917, in ASBO, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n","protected":false},"featured_media":1353,"parent":1309,"menu_order":1,"template":"","target":[14],"class_list":["post-1314","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\n