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Vetrina 1 | Storia di una famiglia \u201cmista\u201d: la famiglia Pisa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n

Arturo Pisa abita in via di Casaglia; \u00e8 benestante e vive dell\u2019amministrazione dei propri beni, fra cui un palazzo a Bologna, in via Risorgimento, e alcuni terreni a Minerbio e Baricella (1)<\/strong>; \u00e8 sposato con Giulia Pavani, non ebrea, e ha tre figli, Pietro, Vico e Marco, tutti sposati con donne ariane. Vivono con lui le due sorelle, non sposate e non iscritte alla comunit\u00e0 ebraica e il figlio Pietro, sposato a Ida Buratti Simonetti, ariana. Arturo risulta simpatizzante del PNF, a cui \u00e8 iscritto dal 1933 (2)<\/strong> e si dichiara battezzato a Ferrara, dato su cui vengono richiesti accertamenti come sulla reale appartenenza alla razza ariana della moglie, e sul battesimo dei figli. Da questi accertamenti risulta che Arturo Pisa aveva due processi penali, entrambi non portati a termine per motivi procedurali: per bancarotta fraudolenta (22\/05\/1930) e per aver omesso il deposito di bilancio annuale obbligatorio della sua societ\u00e0 anonima (03\/04\/1930) (3)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Arturo, prima commerciante in ferro, si dedica in seguito alla sua tenuta agricola in provincia di Ferrara, in cui effettua anche lavori di risanamento e bonifica, elementi utili per ottenere la discriminazione, ma non cos\u00ec importanti, almeno secondo il questore di Ferrara dove si trovano i terreni. Per proteggere la famiglia e il patrimonio, fa richiesta di discriminazione in base all\u2019art.14 del RDL del 17\/11\/1938 che stabilisce che possono essere \u201cdiscriminati\u201d gli iscritti al PNF dal 1919 al 1924. Ma nonostante il matrimonio con un\u2019ariana, la simpatia per il regime fascista e il battesimo dei figli, Arturo Pisa non vede accolta la sua domanda di discriminazione e allora per salvare il patrimonio di famiglia, cede le propriet\u00e0 ai figli, che, solo dopo ripetute indagini, ottengono la dichiarazione di non appartenenza alla razza ebraica (4)<\/strong>, certificata dalla Direzione generale per la demografia e la razza.<\/p>\n\n\n\n

1. Comunicazione della Prefettura all’Intendenza di Finanza sui beni di Arturo Pisa, 31 agosto 1942, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
2. Comunicazione dei carabinieri alla Questura sulla famiglia Pisa, 27 agosto 1938, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
3. Lettera del Questore di Ferrara al Questore di Bologna sulla condotta morale e politica di Arturo Pisa, 24 febbraio 1939, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
4. Richiesta della Prefettura alla Questura di accertamenti sulla razza, 20 settembre 1940, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em><\/p>\n\n\n\n

Vetrina 2 | Storia di una famiglia \u201cmista\u201d: la famiglia Pisa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n

Arturo Pisa \u00e8 poi costretto a intestare il telefono ai figli e a subire il sequestro della radio; infine anche la richiesta per assumere un cuoco, un uomo di fatica e una cameriera di razza ariana, giustificata dalle precarie condizioni fisiche sue e della moglie, non viene accolta completamente: gli viene concesso di assumere solo una cameriera per un periodo di tre mesi dall\u20198 marzo 1939 all\u20198 maggio 1939 (5-6)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Sul figlio Vico, residente in via Di Frino 2, nonostante abbia avuto il riconoscimento della condizione di ariano (figlio di padre ebreo e di madre ariana) e sia stato battezzato, continuano gli accertamenti sulla razza, in quanto proprietario di una tenuta datagli dal padre.<\/p>\n\n\n\n

A un certo punto, fra il 23 e il 25 gennaio 1941, una segnalazione anonima accusa Vico di contrabbando, cio\u00e8 di acquisto e vendita al mercato nero, di un quintale di caff\u00e8. Viene interrogato il portiere dello stabile di via Di Frino che avrebbe trasportato il carico illegale in casa di Vico Pisa (7)<\/strong> ma il portiere nega di aver fatto questo trasporto, anche a causa del suo braccio \u201cfanciullesco\u201d deformato dalla spalla e sostiene non solo che nessun altro lo ha fatto, ma anche che la famiglia Pisa non riceve pacchi da tempo. Vengono interrogati i bottegai della zona, tutti confermano la \u201crettitudine\u201d di Vico Pisa e della sua famiglia; viene eseguita alla presenza della moglie Adriana Witting una perquisizione domiciliare da parte di addetti alla squadra politica della Questura nella casa, nella cantina e nel granaio di Vico, ma non viene trovato nulla.<\/p>\n\n\n\n

I fascicoli di questa famiglia sono stati studiati nel corso di un laboratorio realizzato nell’anno scolastico 2012-2013 dagli alunni della classe III G, della Scuola media Carracci-Guinizzelli di Bologna, coordinati dalla prof.ssa Giovanna Renzi. Il lavoro svolto \u00e8 poi stato pubblicato nel 2014 (<\/em>Noi non c’eravamo. Le leggi razziali spiegate ai ragazzi, a cura di G. Renzi, Bologna, Compositori, 2014).<\/em><\/p>\n\n\n\n

5. Certificato medico sulla salute della moglie di Arturo Pisa, 20 dicembre 1938, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
6. Richiesta di Arturo Pisa al Questore per assumere personale di servizio di razza ariana, 21 dicembre 1938, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
7. Esito indagine dei Carabinieri su un presunto contrabbando di caff\u00e8, 3 febbraio 1941, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em><\/p>\n\n\n\n

Vetrina 3 | Un vero caso di solidariet\u00e0: Le vicende della famiglia Levi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n

La ricostruzione di parte delle vicende della famiglia di Ulderico Levi \u00e8 possibile grazie ai fascicoli intestati a tutti i membri della famiglia e al racconto autobiografico di uno dei figli, Franco Levi. Intrecciando le fonti archivistiche con il racconto, sappiamo che dal 1940 la famiglia Levi risiede in via Saragozza 107 ed \u00e8 composta da Ulderico Levi, dalla moglie Olga Usiglio, dai figli Clara e Franco e dai suoceri Celestino Usiglio e Ida Rimini (8)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Ulderico, nato a Mantova il 29\/08\/1884, \u00e8 chimico farmaceutico, proprietario e direttore del laboratorio chimico Ivel\u2019s (nome ricavato dall\u2019anagramma del cognome Levi con il genitivo sassone, sito in via Castiglione 25). Ha partecipato alla prima guerra mondiale con il grado di Capitano farmacista e ha ricevuto una medaglia commemorativa; \u00e8 di idee repubblicane e non \u00e8 iscritto al PNF. La moglie Olga Usiglio, nata a Modena il 24\/05\/1892, \u00e8 casalinga, non iscritta al PNF e indifferente al regime fascista. I due figli sono entrambi nati a Modena, da dove la famiglia si \u00e8 trasferita a Bologna nel 1930: Clara, nata nel 1921, al momento dell\u2019emanazione delle leggi razziali, frequenta il liceo Galvani, da cui viene espulsa, ma riesce a diplomarsi da privatista. Franco, nato nel 1919, nel 1938 \u00e8 studente ad Applicazioni di Ingegneria da dove non viene espulso, ma \u00e8 obbligato a non rimanere indietro neppure di un esame e per questo si laurea presto e con ottimi voti.<\/p>\n\n\n\n

\u00abNoi studenti ebrei potevamo continuare, ma guai ai fuori corso perch\u00e9 uno dei tanti folli regolamenti, suggeriti dallo spirito di vessazione, vietava ogni iscrizione. In altri termini si richiedeva a noi ci\u00f2 che agli altri non si osava chiedere: di essere sempre perfettamente in pari con le lezioni e con gli esami; perci\u00f2 fummo costretti a essere i pi\u00f9 efficienti studenti del corso e, in fatto di voti, i migliori di tutta la Scuola di Applicazione di Ingegneria. Parlo dunque del periodo tra il \u201838 e il \u201841\u00bb, cos\u00ec nel ricordo di Franco Levi (I giorni dell\u2019erba amara<\/em>).<\/p>\n\n\n\n

8. Comunicazione del Commissariato di P.S. al Questore sulla famiglia di Ulderico Levi, 28 settembre 1938, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em><\/p>\n\n\n\n

Vetrina 4 | Un vero caso di solidariet\u00e0: Le vicende della famiglia Levi<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n

Tutti i membri della famiglia Levi risultano iscritti alla comunit\u00e0 israelitica e godono di una buona situazione economica. Purtroppo la salute della nonna Ida \u00e8 molto precaria, in quanto affetta da diverse malattie che nel corso degli anni peggiorano fino a portarla alla paralisi. Per questo motivo Ulderico Levi chiede il permesso al Questore di Bologna di poter assumere una donna di servizio.<\/p>\n\n\n\n

Nel frattempo Clara, Franco e la madre rinnovano il passaporto per l\u2019espatrio per vari paesi europei, l\u2019Argentina e il Brasile, probabilmente per lasciare velocemente la citt\u00e0, visto l\u2019inasprimento delle leggi contro gli ebrei (9)<\/strong>. In realt\u00e0 non partono, infatti Clara e Franco, nell\u2019estate del \u201841 chiedono, ottenendolo, il permesso di allontanarsi per brevi periodi dalla citt\u00e0 verso Sestola e Lizzano in Belvedere, a causa di una grave malattia di Franco, attestata dal certificato del dott. Tosi (10-11-12)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Sull\u2019esempio della parte della famiglia che stava a Modena, Ulderico Levi, i figli e la moglie nel maggio del \u201843 decidono di lasciare Bologna e l\u2019Italia e attraversano il confine verso la Svizzera, a piedi, grazie all\u2019aiuto dell\u2019avvocato Maccia, poi proclamato Giusto delle nazioni. Clara \u00e8 incinta e giunta in Svizzera partorir\u00e0 Salvatore, figlio di Giordano Coen.<\/p>\n\n\n\n

Alla famiglia Levi sono stati confiscati mobili e immobili e un titolo intestato a Olga Usiglio del valore di 90.000 lire (13-14)<\/strong>. Da un verbale di un commissario di P.S., si apprende che i coniugi Naldi dichiarano di aver nascosto e conservato alcuni mobili e oggetti per conto del signor Levi fino al suo ritorno nel 1945 per evitarne la confisca; Levi dichiara di aver ricevuto indietro tutti i suoi beni nell\u2019ottobre del 1949 (15-16)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

\u00abIntanto i vicini si erano dati da fare per proteggere le nostre cose … I Naldi, che abitavano sul nostro piano nella met\u00e0 del grande appartamento originale, avevano, con molto coraggio, aperto le due porte di comunicazione e si disponevano a dire che era tutta roba loro. Ma questa era chiaramente la via diretta per la galera … Bisognava disporre in qualche modo le cose che c\u2019erano nella casa e far sparire i segni pi\u00f9 evidenti della nostra recente presenza. Decidemmo che i Naldi sarebbero subentrati come padroni di tutto, lasciando al caso capire di essersi appropriati di qualcosa. Ma giuravano piangendo eterna fedelt\u00e0 e pronta restituzione al ritorno, come avvenne puntualmente. Molt\u2019altra gente in questi casi aveva invece esclusa subito l\u2019ipotesi del ritorno dell\u2019ebreo: facevano le parti senza aspettare …\u00bb (I giorni dell\u2019erba amara<\/em>).<\/p>\n\n\n\n

9. Comunicazione della Questura per il rinnovo del passaporto di Clara Levi, 19 dicembre 1939, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
10. Richiesta di Franco Levi al Questore per un permesso di soggiorno a Sestola per motivi di salute, 30 luglio 1941, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
11. Certificato medico sullo stato di salute di Franco Levi, 30 luglio 1941, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
12. Comunicazione al Questore di Modena del trasferimento di Franco Levi a Sestola, 31 luglio 1941, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
13. Comunicazione dell’Intendenza di Finanza alla Prefettura per la registrazione dei beni di Ulderico Levi,15 marzo 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
14. Segnalazione dell’E.G.E.L.I. di titoli intestati ad Olga Usiglio, 8 febbraio 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
15. Verbale del Commissariato di P.S. con elenco dei beni della famiglia Levi consegnati alla famiglia Naldi, 14 maggio 1945, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
16. Denuncia della situazione anagrafica ed economica della famiglia di Ulderico Levi alla fine della guerra, 9 agosto 1945, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n\n\n\n

Vetrina 5 | Antifascista ed ebreo: Ubaldo Lopez Pegna<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n

Poco dopo l\u2019emanazione delle leggi razziali, la famiglia Lopez Pegna arriva a Bologna da Ferrara, dove Ubaldo, il capofamiglia, ha perso la cattedra di filosofia che deteneva in un istituto magistrale (17)<\/strong>; il nucleo familiare \u00e8 composto dalla moglie Giovanna e dai tre figli Giuseppe, Ettore e Benedetto, nati rispettivamente a Sassari, Castiglione delle Stiviere e Reggio Calabria. Arrivati a Bologna, dopo vari spostamenti per l\u2019Italia, dovuti anche a un\u2019insofferenza al fascismo del capofamiglia, Ubaldo presenta regolare denuncia al comune di appartenenza alla razza ebraica. A Bologna Ubaldo insegna durante l\u2019anno scolastico nella scuola israelitica e aiuta la moglie nella cartoleria in via Zamboni, di propriet\u00e0 della moglie stessa, di \u00abrazza e cittadinanza italiana e di religione cattolica\u00bb (18-19)<\/strong>. Nel 1943, chiusa anche la scuola israelitica, Ubaldo va a fare il commesso a tempo pieno nel negozio di cartoleria e di profumi della moglie ariana.<\/p>\n\n\n\n

Le leggi contro gli ebrei si inaspriscono sempre di pi\u00f9 e cominciano a girare in citt\u00e0 le tremende verit\u00e0 sui campi di concentramento tedeschi; un decreto del 2 dicembre 1943 obbliga i proprietari di fabbricati dati in locazione agli ebrei di farne denuncia al Capo della Provincia e subito il sig. Ugo Pasi denuncia di aver dato in affitto il suo appartamento in via Vizzani 46 all\u2019\u00abebreo Lopez Pegna Ubaldo\u00bb (20)<\/strong>. Vengono cos\u00ec posti i sigilli all\u2019appartamento dove i Lopez risiedono ed emessi mandati di cattura per Ubaldo e i suoi figli; per sfuggire a ulteriori persecuzioni, dopo aver trasferito una parte della merce della cartoleria della moglie presso il negozio di cartoleria dell\u2019\u201camico\u201d e ariano sig. Carli, Ubaldo e i figli maggiori decidono di fuggire in Romagna per unirsi a dei gruppi partigiani, mentre la moglie e il figlio minore si rifugiano presso uno zio in Lomellina.<\/p>\n\n\n\n

17. Comunicazione dei Carabinieri alla Questura sulla famiglia di Ubaldo Lopez Pegna, 24 agosto 1942, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
18. Richiesta di Ubaldo Lopez Pegna al Questore di Ferrara per assumere domestica di razza ariana, 31 dicembre 1938, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
19. Richiesta della moglie di Ubaldo Lopez al Questore di presentare documenti sulla sua appartenenza alla razza ariana, 11 gennaio 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
20. Denuncia di Ugo Pasi al Questore per l’affitto dell’appartamento all\u2019\u201cebreo\u201d\u00a0 Ubaldo Lopez Pegna, 14 dicembre 1943, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n\n\n\n

Vetrina 6 | Antifascista ed ebreo: Ubaldo Lopez Pegna<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n

Ubaldo e i due figli maggiori si nascondono prima in zona Roveri, poi nella campagna ozzanese, dove trovano una rete di persone, fra cui l\u2019ex-podest\u00e0 di Ozzano Giovanni Pignatti, che li ospita e ne impedisce cos\u00ec la deportazione. Come racconta lo stesso Ubaldo, da Ozzano vanno a Cotignola dove aspettano per una settimana di unirsi ai partigiani, proposito che per\u00f2, \u00abper circostanze indipendenti dalla nostra volont\u00e0, non fu potuto mandare ad effetto\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

Nel 1944 la moglie torna a Bologna, chiede e ottiene di poter tornare nel proprio appartamento perch\u00e9 ariana, ma quando vi entra nota che parte della mobilia \u00e8 mancante (21)<\/strong>. Una minima parte di mobili, due sedie e un piccolo divano in stile fiorentino, sar\u00e0 casualmente ritrovata nel \u201846 nella sede del Partito repubblicano e Ubaldo Lopez avvier\u00e0 le pratiche per rientrarne in possesso (22)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

Non sembra invece andare a buon fine la denuncia fatta sempre nel \u201846 contro il sig. Carlo Carli, l\u2019\u201camico\u201d ariano che gli avrebbe dovuto conservare la merce: non solo la merce \u00e8 stata venduta a sua insaputa ma anche a prezzi non concordati precedentemente con il proprietario della merce stessa (23)<\/strong>. Ubaldo oltre a non riuscire a recuperare la merce, viene anche accusato di ingratitudine dal sig. Carli con queste parole: \u00abdopo avergli fatto un favore, conseguendone esclusivamente del fastidio e nessuna utilit\u00e0, il suo modo di procedere ha riscosso l\u2019indignazione mia e dei miei congiunti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n

Alla fine della guerra le condizioni economiche della famiglia non sono ottime, infatti il figlio Giuseppe, per proseguire gli studi presso la facolt\u00e0 di Medicina e Chirurgia di Bologna, chiede di poter partecipare al concorso per 500 borse di studio indetto dal Ministero dell\u2019Assistenza post-bellica per partigiani, reduci, profughi e perseguitati razziali (24)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n

21. Elenco dei mobili mancanti dall’appartamento della famiglia Lopez presentato dalla moglie di Ubaldo, 17 dicembre 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
22. Richiesta del Prefetto al Partito Repubblicano di restituire alla famiglia Lopez i mobili individuati, 15 gennaio 1946, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
23. Denuncia presentata alla Prefettura da Ubaldo Lopez Pegna contro Carlo Carli, 11 aprile 1946, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
24. Richiesta presentata da Giuseppe Lopez Pegna per partecipare ad un concorso per borsa di studio, 4 dicembre 1946, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n","protected":false},"featured_media":1087,"parent":826,"menu_order":8,"template":"","target":[14],"class_list":["post-1084","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\nSezione 8 | STORIE DI FAMIGLIA - Archivio di Stato di Bologna<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"noindex, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Sezione 8 | STORIE DI FAMIGLIA - Archivio di Stato di Bologna\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Vetrina 1 | Storia di una famiglia \u201cmista\u201d: la famiglia Pisa Arturo Pisa abita in via di Casaglia; \u00e8 benestante […]\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Archivio di Stato di Bologna\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2023-07-06T07:34:31+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Progetto_Muggia_02.jpg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"2376\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"1688\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Est. reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"14 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/\",\"url\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/\",\"name\":\"Sezione 8 | STORIE DI FAMIGLIA - Archivio di Stato di Bologna\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/#website\"},\"primaryImageOfPage\":{\"@id\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/#primaryimage\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/#primaryimage\"},\"thumbnailUrl\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Progetto_Muggia_02.jpg\",\"datePublished\":\"2023-07-06T07:20:48+00:00\",\"dateModified\":\"2023-07-06T07:34:31+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/\"]}]},{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"@id\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/#primaryimage\",\"url\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Progetto_Muggia_02.jpg\",\"contentUrl\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/Progetto_Muggia_02.jpg\",\"width\":2376,\"height\":1688},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-8-storie-di-famiglia\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Attivit\u00e0 (cosa facciamo)\",\"item\":\"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"La razza nemica. 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