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{"id":1050,"date":"2023-07-06T09:15:55","date_gmt":"2023-07-06T07:15:55","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=1050"},"modified":"2023-07-06T09:34:26","modified_gmt":"2023-07-06T07:34:26","slug":"sezione-7-dopo-la-liberazione","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-7-dopo-la-liberazione\/","title":{"rendered":"Sezione 7 | DOPO LA LIBERAZIONE"},"content":{"rendered":"\n
Vetrina 1 | Verso la normalit\u00e0<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Tra le condizioni politiche dell\u2019armistizio concluso tra il governo Badoglio e le forze armate anglo-americane, inevitabilmente ci fu l\u2019abrogazione delle leggi razziali emanate dallo Stato fascista. Per quanto nella pratica si cessasse immediatamente di applicarle, furono per\u00f2 necessari degli anni affinch\u00e9 fosse smantellato l\u2019intricato tessuto normativo antiebreo, radicato soprattutto nel settore amministrativo del Paese.<\/p>\n\n\n\n Al di l\u00e0 delle difficolt\u00e0 effettive, \u00e8 innegabile che, all\u2019indomani della caduta del regime, le forze politiche che condussero l\u2019Italia fuori dalla guerra non ebbero la sensibilit\u00e0 di dare un forte segnale di rottura con il passato, anche e soprattutto attraverso un immediato atto formale. Bisogn\u00f2 attendere sino al 20 gennaio del 1944 perch\u00e9 vedesse la luce il primo provvedimento abrogativo generale (1)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Seguirono norme, disposizioni e circolari che progressivamente si occuparono di ripristinare un equo diritto giuridico e sociale in tutti i disparati settori che erano stati toccati dalla precedente legislazione razziale (2)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n A conflitto terminato, giunse anche il momento di iniziare a fare i primi censimenti e le prime valutazioni raccogliendo quante pi\u00f9 informazioni possibili. Cos\u00ec fu diramato a tutte le prefetture del Regno un \u201cquestionario sulla questione ebraica in Italia\u201d che, una volta compilato, avrebbe dovuto dare contezza sia dell\u2019attuale stato di cose che di quanto accaduto, soprattutto in materia di deportazione. Si legge: \u00abLe leggi razziali hanno avuto in questa Provincia scarsa applicazione nei casi concreti, in quanto i cittadini e gli Organi amministrativi che avrebbero dovuto applicarle, cercarono, in quanto possibile, di mitigarne gli effetti. Giunto il tedesco, coadiuvato dal delatore fascista, inizi\u00f2 la vera persecuzione razziale, mettendosi alla caccia degli ebrei; ma con poco successo, sia perch\u00e9 la maggior parte degli ebrei si erano rifugiati in altre provincie \u2026 sia perch\u00e9, per quelli rimasti, cittadini e clero si prodigarono a nasconderli e, per salvarli, affrontarono spesso gravissimo pericolo per la propria persona e per quella dei familiari\u00bb (3)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n \u00c8 indubbio che, durante gli anni della vessazione e persecuzione, uomini coraggiosi e moralmente integri aiutarono, a Bologna come in altri luoghi, i propri concittadini ebrei anche a rischio della vita. Ma \u00e8 altrettanto certo che quanto scrisse il prefetto tradiva una percezione ristretta e ancora alterata di ci\u00f2 che era realmente accaduto, ossia un eccidio.<\/p>\n\n\n\n 1. Copia del Regio decreto legge 20 gennaio 1944 n. 25, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em> Vetrina 2 | Il difficile ritorno a casa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Finita la guerra e dissolto l\u2019incubo dei lager nazisti, era ora per gli ebrei di ricominciare a vivere e a lavorare e soprattutto di rientrare nelle proprie case, quasi tutte abbandonate per sottrarsi ai rastrellamenti nazifascisti. Ma, nel tornare a una parvenza di normalit\u00e0, la popolazione ebrea di Bologna dovette affrontare, oltre agli effetti dei sequestri e delle confische, anche le conseguenze delle razzie compiute nell\u2019ultima ventina di mesi nelle abitazioni e nelle aziende: alla persecuzione sancita per legge si erano aggiunti i soprusi, del tutto ingiustificati anche alla luce della normativa antisemita. I beni di propriet\u00e0 dei cittadini ebrei, dai mobili alla biancheria, dai capi di abbigliamento alle suppellettili, erano stati spesso trafugati, finendo in mano a soggetti privati, e il loro recupero, se riusc\u00ec, fu decisamente arduo.<\/p>\n\n\n\n Ada Basevi era una vedova ebrea che, ricercata dalle SS tedesche e dalla Questura, lasci\u00f2 la sua casa in via Cesare Battisti e si rifugi\u00f2 sull\u2019Appennino modenese con i figli, i quali si unirono alla lotta partigiana, in cui uno di loro, Franco, perse la vita a soli 13 anni. Tornata a Bologna dopo la liberazione, trov\u00f2 la sua casa completamente depredata di tutti i mobili, che, attraverso \u00abindagini personali\u00bb, rintracci\u00f2 in parte presso il portiere del suo stabile, il quale affermava che tutto il resto era stato portato via da agenti della Questura. Cos\u00ec Ada, sostenuta dall\u2019Associazione nazionale partigiani (4)<\/strong>, si rivolse proprio alla Questura: \u00abOra chiedo a lei Ill.mo signor Questore di far fare luce su tale fatto \u2026 Inoltre credo opportuno sottoporre il signor Ettore portiere dello stabile ad uno stringente interrogatorio\u00bb (5)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Fu invece la Prefettura a esporre al Commissario governativo degli alloggi, \u00abper competenza e con preghiera di benevolo interessamento\u00bb, il caso di Giacomo Bonacar, \u00abgi\u00e0 deportato in Germania a seguito della persecuzione razziale\u00bb, il quale chiedeva che gli fosse restituito \u00abil proprio appartamento sito in via Toscana n. 134\/7\u00b0, in atto occupato dal sig. Montanari Roberto. Qualora non potesse ottenere la restituzione integrale di detto appartamento \u2026 si contenterebbe dell\u2019assegnazione di due camere in cui potesse alloggiare con la figlia Giuditta, di anni 24\u00bb (6)<\/strong>: allegata alla sua pratica, la Prefettura conservava, in una busta intestata al PNF di Bologna, la \u00abchiave di cantina dello stabile di via Toscana n. 134\/7\u00b0 contenente mobilio ed altro appartenenti all\u2019ebreo Bonacar G.\u00bb (7)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 4. Il Comitato provinciale di Bologna dell\u2019ANPI al questore, 6 luglio 1945, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em> Vetrina 3 | La conta dei danni<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Angelo Piazza, medico e docente universitario, godeva di un tenore di vita piuttosto elevato e possedeva un bell\u2019appartamento di cinque camere, oltre ai servizi, al n. 31 di via Indipendenza. Qui abitava con la moglie Margherita e i figli, Rodolfo e Maria Luisa. L\u2019antisemitismo fascista si abbatt\u00e9 su di lui e sulla sua famiglia con conseguenze tragiche: fu espulso dall\u2019Universit\u00e0 di Bologna nel 1939, a seguito delle prime norme razziali; poi, in cerca di salvezza durante l\u2019occupazione tedesca, prefer\u00ec sfollare con la famiglia a Riolo Terme, dove per\u00f2 fu arrestato nel dicembre \u201943 con la moglie e la figlia. Deportati ad Auschwitz, vi trovarono la morte. Si salv\u00f2 dall\u2019arresto il solo Rodolfo, il quale, dopo la liberazione, al momento di rientrare nella loro abitazione, la trov\u00f2 svuotata di tutti i loro averi e praticamente in rovina.<\/p>\n\n\n\n In realt\u00e0, gi\u00e0 nel novembre 1944, nel periodo dei sequestri e delle confische delle propriet\u00e0 ebraiche, due agenti di pubblica sicurezza avevano effettuato un sopralluogo dell\u2019abitazione e ne avevano descritto le condizioni, in un italiano quantomeno incerto: \u00abper accedervi abbiamo forzata il lucchetto della porta ed abbiamo rinvenuto l\u2019appartamento cos\u00ec composto: n\u00b0 9 stanze con le cui finestre completamente rotte, soffitti lesionati, danni causati per le incursioni aeree nemiche. Nella stanza n\u00b0 1 \u00e8 stata rinvenuta una stufa di ghisa per riscaldamento guasta; nella stanza n\u00b0 2 un apparecchio telefonico attaccato a muro guasto. Nel gabinetto manca il lavandino e nonch\u00e9 la vasca della camera da bagno; l\u2019impianto elettrico \u00e8 completamente guasto\u00bb (8)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Nel settembre 1946, Rodolfo, \u00abin qualit\u00e0 di curatore temporaneo dei beni dei suoi famigliari\u00bb, present\u00f2 all\u2019Intendenza di finanza di Bologna una richiesta di risarcimento per danni di guerra, inviandone copia alla Prefettura (9)<\/strong>. Alla richiesta era allegato un minuzioso \u00abelenco dei beni mobili asportati \u2026 in seguito a saccheggio di militari tedeschi e militi italiani\u00bb, che comprendeva biancheria, abiti, scarpe, tappeti e oggetti di vario genere, per un valore complessivo di \u00a3 1.641.500 (10)<\/strong>. Nel gennaio dell\u2019anno seguente, Rodolfo si rivolse ancora alla Prefettura: aveva infatti bisogno di una dichiarazione \u00abper uso danni guerra, dalla quale risultino gli estremi e l\u2019entit\u00e0 delle asportazioni\u00bb, per avviare una seconda pratica di risarcimento, questa volta presso l\u2019Intendenza di finanza di Ravenna, \u00abper i beni asportati ai suddetti famigliari in Riolo Bagni da militari tedeschi\u00bb (11)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 8. Verbale di sopralluogo degli agenti di pubblica sicurezza, 12 novembre 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em> Vetrina 4 | La conta delle vittime<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n A guerra conclusa molti ebrei non erano tornati a casa, vittime degli internamenti nei campi di concentramento e della deportazione nei lager nazisti.<\/p>\n\n\n\n Poche settimane dopo la liberazione, il prefetto e il questore, provenienti entrambi dalle fila del Comitato di liberazione nazionale, tentarono di ricostruire anche se in maniera parziale gli effetti della persecuzione nazifascista nella provincia di Bologna.<\/p>\n\n\n\n Nel maggio del 1945 fu redatto un elenco dei cittadini ebrei dimessi dalle carceri di San Giovanni in Monte e inviati in campo di concentramento, con 36 nominativi annotati (12)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n In seguito il prefetto richiese al questore ulteriori informazioni, ottenendo questa risposta: \u00abcon l\u2019occupazione tedesca anche tutti gli ebrei di nazionalit\u00e0 italiana residenti in questa provincia furono ricercati ed arrestati per essere internati in campi di concentramenti, ma di ci\u00f2 nessuna traccia esiste in questi atti. Consta per\u00f2 che furono internati nei campi di concentramenti di Fossolo di Carpi, Mantova, Verona e Bolzano, come pure consta che nel 1944 furono tutti trasferiti in Germania, ove gran parte sarebbero deceduti\u00bb (13)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Oltre a questi dati forn\u00ec anche l\u2019elenco di 44 ebrei di nazionalit\u00e0 straniera internati nei campi di concentramento nel giugno 1940, con le relative localit\u00e0 di destinazione (14)<\/strong> e l\u2019elenco, consegnato alle SS nel febbraio 1944 degli ebrei di nazionalit\u00e0 germanica residenti nella provincia di Bologna (15)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 12. Elenco dei cittadini ebrei dimessi dalle locali carceri ed inviati in campo di concentramento, maggio 1945, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em> Vetrina 5 | Tra il desiderio di rimozione e di tornare a casa<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n La difficile eredit\u00e0 lasciata dalle leggi razziali provoc\u00f2 nell\u2019immediato dopoguerra un certo imbarazzo a livello internazionale. Il rappresentante della Regia Ambasciata in Bruxelles, interrogato sulla questione ebraica in Italia, rifer\u00ec che \u00abla nostra legge sulla razza non solo aveva trovato scarsa applicazione \u2026 ma il popolo tutto e la quasi totalit\u00e0 degli organi amministrativi che avrebbero dovuto applicarla avevano invece gareggiato per sabotarla completamente o, per lo meno, per mitigarne al massimo gli effetti\u00bb. Afferm\u00f2 inoltre che \u00able vere persecuzioni contro gli ebrei si erano iniziate, ad opera esclusiva dei tedeschi, principalmente dopo l\u2019armistizio dell\u20198 settembre 1943\u00bb (16)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Un altro aspetto riguard\u00f2 il rimpatrio dei deportati italiani dalla Germania. La relazione scritta dal CLN di Borgo Panigale offr\u00ec alcuni scorci sulle condizioni degli internati militari e civili in attesa del ritorno a casa. \u00abAvevo deciso dopo la famelicit\u00e0 ostentata da migliaia di internati nei riguardi di una certa quantit\u00e0 di pane condotta sui camion intervenuti alla spedizione, di promuovere su larga scala la raccolta del pane destinato al campo di concentramento e di smistamento di Bolzano\u00bb. E ancora: \u00abVedevamo i prigionieri scendere o dai camion americani o dai vagoni delle tradotte coi volti congestionati dalla temperatura torrida di Bolzano, impolverati dalla lunghezza del viaggio, spossati dalla pesantezza dei propri fardelli, intontiti dall\u2019emozione, dal nervosismo. Erano atrocemente dolorosi gli spettacoli innumerevoli che ciascuno impersonava nell\u2019attraversare le strade di Bolzano. Ed ancor pi\u00f9 disastroso il dilagare della cenciosa marea nei campi dove \u201cLoro\u201d dovrebbero accogliere il primo saluto dell\u2019Italia\u00bb. Venne poi rilevata la mancanza di sufficienti automezzi per garantire il trasporto verso Bologna che provoc\u00f2 \u00ablo spettacolo al quale abbiamo dovuto assistere \u2026 l\u2019agglomerarsi cio\u00e8 di sessanta prigionieri bolognesi costretti a piangere nel salutare i compagni che, pi\u00f9 fortunati avevano potuto riempire i camion\u00bb (17)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 16. Circolare del Ministero dell’interno, 21 settembre 1945, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
2. Il ministro dell\u2019interno ai prefetti, 12 ottobre 1944, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
3. Il prefetto al Ministero dell\u2019interno, 21 settembre 1945, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em><\/p>\n\n\n\n
5. Ada Basevi al questore, 2 luglio 1945, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em>
6. Il prefetto al commissario governativo degli alloggi, 30 gennaio 1946, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
7. Busta contenente la chiave di una cantina, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n\n\n\n
9. Rodolfo Piazza alla Prefettura, 10 settembre 1946, Prefettura di Bologna, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
10. \u00abElenco dei danni di guerra del sig. Prof. Angelo Piazza\u00bb, 20 agosto 1946, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
11. Rodolfo Piazza alla Prefettura, s.d. ma gennaio 1947, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n\n\n\n
13. Questore al Prefetto, 5 giugno 1945, Prefettura di Bologna, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
14. Elenco degli ebrei stranieri inviati in campo di concentramento, allegato a lettera 5 giugno 1945, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
15. Elenco degli ebrei di nazionalit\u00e0 germanica, allegato a lettera 5 giugno 1945, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n\n\n\n
17. Comitato di Liberazione Nazionale di Borgo Panigale al Prefetto, 20 giugno 1945, Prefettura di Bologna, Gabinetto<\/em><\/p>\n","protected":false},"featured_media":1068,"parent":826,"menu_order":7,"template":"","target":[14],"class_list":["post-1050","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\n