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{"id":1008,"date":"2023-07-05T13:23:40","date_gmt":"2023-07-05T11:23:40","guid":{"rendered":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/?post_type=attivita&p=1008"},"modified":"2023-07-06T09:34:15","modified_gmt":"2023-07-06T07:34:15","slug":"sezione-5-la-spoliazione","status":"publish","type":"attivita","link":"https:\/\/dev-asbo.xdams.net\/en\/attivita\/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna\/sezione-5-la-spoliazione\/","title":{"rendered":"Sezione 5 | LA SPOLIAZIONE"},"content":{"rendered":"\n
Vetrina 1 | Da indesiderati a nemici<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Fu dopo il 25 luglio 1943, sotto l\u2019occupazione tedesca e la Repubblica sociale italiana, che la persecuzione dei diritti degli ebrei divenne un\u2019indiscriminata persecuzione delle vite degli ebrei.<\/p>\n\n\n\n Fino ad allora si era cercato di isolare i cittadini ebrei e di rendere il pi\u00f9 possibile difficile il loro sostentamento, cos\u00ec da indurli a lasciare l\u2019Italia. A questo scopo rispondevano le consistenti limitazioni patrimoniali e i tanti divieti e soprusi: agli ebrei erano stati vietati, tra l\u2019altro, la fabbricazione e la detenzione d\u2019armi, il conseguimento del brevetto di pilota civile, l\u2019iscrizione a sodalizi per la protezione di animali, il possesso di apparecchi radio, la partecipazione alle aste, la titolarit\u00e0 di agenzie di viaggi e turismo, di affari e di pubblicit\u00e0, di amministrare stabili, di lavorare come guide, interpreti, corrieri, custodi e portieri; fu proibito perfino di giocare a tennis con ariani.<\/p>\n\n\n\n Ma, dal 1943, l\u2019antisemitismo della neonata RSI assunse i caratteri di una guerra contro una \u201crazza nemica\u201d e, dal punto di vista patrimoniale, quelli di una vera e propria spoliazione. L\u2019offensiva della RSI contro la popolazione ebraica prese avvio il 30 novembre 1943, con un\u2019ordinanza del ministro dell\u2019interno, che prescriveva l\u2019internamento degli ebrei in campo di concentramento e il sequestro di tutti i loro beni. Il 2 dicembre 1943 il Capo della Provincia di Bologna, con un proprio decreto, rese operativo sul territorio bolognese il provvedimento del ministro (1)<\/strong>. Circa un mese dopo entr\u00f2 in vigore il decreto legislativo n. 2, del 4 gennaio 1944, che ordinava la confisca a favore dello Stato di tutti i beni mobili e immobili, di qualsiasi natura, appartenenti a persone di razza ebraica, senza pi\u00f9 distinzioni fra italiani e stranieri, fra discriminati e non (2)<\/strong>. Poche settimane pi\u00f9 tardi, in virt\u00f9 di queste stesse norme, il ministro dell\u2019interno disponeva anche lo scioglimento delle comunit\u00e0 israelitiche e il sequestro delle loro propriet\u00e0 (3)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n La confisca veniva eseguita con decreto del Capo della Provincia e i beni sequestrati venivano trasferiti all\u2019EGELI, l\u2019Ente di gestione e liquidazione immobiliare creato nel 1939, che era incaricato della loro custodia, amministrazione e vendita. Per tutte le questioni patrimoniali relative agli ebrei, fu creato presso la Prefettura un apposito Ufficio asportazione beni ebraici, che fungeva da braccio operativo del Capo della Provincia di Bologna per la concreta esecuzione delle confische.<\/p>\n\n\n\n 1. Comunicato stampa del Capo della Provincia di Bologna, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em> Vetrina 2 | Opere \u201cdi interesse particolarmente importante\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Il divieto per gli ebrei di possedere beni di qualsiasi specie, senza alcuna eccezione per il loro valore o per le loro caratteristiche, comprendeva anche le opere d\u2019arte e gi\u00e0 all\u2019inizio di dicembre 1943, circa un mese prima dell\u2019emanazione del decreto per la confisca dei beni ebraici, la Direzione generale delle arti presso il Ministero dell\u2019educazione nazionale si preoccup\u00f2 di dare disposizioni in materia (4)<\/strong>, precisando che per opere d\u2019arte dovevano intendersi \u00abnon solo le opere d\u2019arte figurativa (pittura, scultura, incisione, ecc.), ma anche le opere d\u2019arte applicata, quando, per il loro pregio, non possano essere considerate oggetti di uso comune\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Gli ebrei proprietari di beni artistici avevano l\u2019obbligo di denunciare alla Soprintendenza alle gallerie le opere possedute, con una loro sintetica descrizione, che doveva indicare anche l\u2019autore, quando possibile, e il luogo in cui erano conservate. I beni confiscati passavano allo Stato e della loro custodia venivano incaricate le soprintendenze alle gallerie, se si trattava di opere d\u2019arte, mentre degli oggetti di interesse archeologico o bibliografico si occupavano rispettivamente le soprintendenze alle antichit\u00e0 o quelle bibliografiche.<\/p>\n\n\n\n In realt\u00e0, per effetto di queste disposizioni, la Soprintendenza alle gallerie di Bologna (5)<\/strong> ricevette una sola denuncia, relativa alla collezione di propriet\u00e0 della famiglia Modiano, che la conservava nella propria residenza in via S. Stefano. La raccolta era costituita da \u00abun complesso di pitture assai notevoli, e per alcuni pezzi di interesse particolarmente importante. Baster\u00e0 citare un bozzetto del Tiepolo, un ritratto d\u2019ammiraglio attribuito al Tintoretto, un soffitto smontabile attribuito a Lorenzo Lotto\u00bb. Il bombardamento del 29 gennaio \u201944 danneggi\u00f2 gravemente casa Modiano, ma risparmi\u00f2 le opere, che la famiglia aveva messo al riparo nei sotterranei quando aveva deciso di lasciare Bologna e l\u2019Italia. Il pericolo corso indusse comunque la Soprintendenza a trasferire la collezione \u00abin un appartamento della villa Ferrari, in via dell\u2019Osservanza n. 34, di propriet\u00e0 di congiunti dei Modiano. Ora non trovandosi pi\u00f9 in Italia nessun membro della famiglia Modiano\u00bb, occorreva nominare un consegnatario delle opere, confiscate e divenute di propriet\u00e0 dello Stato. La scelta cadde su Mario Pollacci, \u00abuomo di casa Modiano\u00bb e fu a lui che, nell\u2019aprile 1944, la Soprintendenza notific\u00f2 l\u2019interesse particolarmente importante di 41 delle opere della collezione (6)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 4. Circolare del Ministero dell\u2019educazione nazionale, 1\u00b0 dicembre 1943, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em> Vetrina 3 | Sequestro, confisca, vendita<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n Grazie al commercio, settore in cui da sempre la minoranza ebraica occupava un ruolo preponderante, la famiglia Pesaro aveva raggiunto una invidiabile condizione sociale ed economica. Raffaello era proprietario insieme al fratello Giorgio, poi venuto a mancare, di un negozio per la \u00abvendita di giocattoli e articoli di chincaglieria\u00bb, che aveva la sua sede storica in via Manzoni 2.<\/p>\n\n\n\n Il 1\u00b0 settembre 1944, il Capo della Provincia di Bologna, Nino Fantozzi, emise il decreto di confisca dell\u2019azienda, compilato su un modulo prestampato in cui era riportata la motivazione del provvedimento: \u00ab\u00e8 di razza ebraica\u00bb (7)<\/strong>. In realt\u00e0, la Prefettura aveva gi\u00e0 emesso in precedenza una semplice ordinanza di sequestro, con cui, senza intaccarne formalmente la propriet\u00e0, aveva privato Raffaello e gli eredi di Giorgio della disponibilit\u00e0 della loro azienda commerciale, che era passata in gestione alla Prefettura stessa. Era questa una scorciatoia procedurale che veniva adottata molto frequentemente: l\u2019operazione veniva poi perfezionata in un secondo tempo, con il definitivo provvedimento di confisca a favore dello Stato, che diventava cos\u00ec proprietario dei beni. Grazie a questo modo di procedere, gi\u00e0 nel mese di agosto la Prefettura aveva potuto autorizzare la Federazione bolognese del Partito fascista repubblicano \u00aba porre in vendita tutto il materiale sequestrato alla Ditta ebraica \u201cG.R. F.lli Pesaro\u201d\u00bb (8)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n Nel frattempo per\u00f2 il negozio venne pi\u00f9 volte razziato e danneggiato, triste consuetudine di quei giorni, finch\u00e9 la poca merce che vi era rimasta fu trasportata \u00abper la vendita al negozio Wernicoff, Pavaglione 1.D\u00bb, un negozio di abbigliamento, anch\u2019esso di propriet\u00e0 di ebrei e quindi confiscato. Della merce da vendere fu redatto un inventario, che elencava in maggioranza giocattoli, ma non mancavano \u00abpresepi completi \u2026 portaritratti \u2026 squadrette \u2026 righe \u2026 cartelle per scuola \u2026 portasigarette \u2026 carta cellofan\u00bb. Accanto a ogni articolo erano riportati i prezzi \u00abper la vendita al dettaglio \u2026 stabiliti dal tecnico sig. Rossi, con negozio di chincaglieria in via d\u2019Azeglio\u00bb. L\u2019agente di pubblica sicurezza che aveva compilato l\u2019inventario segnalava inoltre, ad evitare ogni responsabilit\u00e0, che \u00abnel frattempo che si effettuava il trasporto \u2026 sopraggiunsero dei militari tedeschi ove caricarono due automezzi grandi di merce pagando solamente la somma di \u00a3 15.000\u00bb e annotava infine di suo pugno che \u00able bambole miste sono rotte e buona parte deteriorate, come anche i giocattoli\u00bb (9)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 7. Decreto del Capo della Provincia di Bologna per la confisca del negozio di propriet\u00e0 dei fratelli Pesaro, 1\u00b0 settembre 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em> Vetrina 4 | \u201cRapine, ruberie e danneggiamenti\u201d<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n La perdita del negozio di via Manzoni, oltre alla confisca dell\u2019appartamento di famiglia e dei crediti bancari, ridusse Raffaello Pesaro in condizioni economiche assai precarie, tanto che dopo la liberazione, nel giugno 1945, si rivolse al prefetto perch\u00e9 dichiarasse \u00abche a seguito degli enormi danni subiti in conseguenza delle persecuzioni e rapine nazi-fasciste, che lo hanno ridotto all\u2019indigenza, non ha al presente la possibilit\u00e0 di fronteggiare al soddisfacimento dell\u2019imposta straordinaria sul reddito\u00bb (10)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n D\u2019altra parte, al prefetto si era gi\u00e0 rivolto in precedenza (11)<\/strong>, esponendo una lunga lista di sventure, soprusi e ruberie ai suoi danni, iniziata con lo sfollamento a Pianoro, nel luglio del \u201943 e con l\u2019abbandono del \u00abproprio grandioso emporio \u2026 contenente un enorme quantitativo della merce \u2026 nonch\u00e9 la ricca e pregiata attrezzattura dei locali dell\u2019emporio, il tutto del valore complessivo di circa 20 milioni \u2026 Iniziatasi successivamente la persecuzione razziale a seguito dell\u2019infame decreto di legge Mussolini n. 2, in data 4 gennaio 1944, la merce \u2026 fu esposta e form\u00f2 oggetto di rapine, ruberie e danneggiamenti, da parte di fascisti, brigate nere, tedeschi e di altri ladri di ogni specie. Essendo detto emporio confinante con lo stabile della famigerata federazione fascista repubblicana \u2026 componenti delle brigate nere \u2026 entravano nei locali della Ditta, asportando in pi\u00f9 riprese rilevante quantitativo di merce, altra danneggiando e disperdendo\u00bb. A parere di Pesaro, fu per questi motivi che l\u2019allora Capo della Provincia \u00absi vide costretto per tacitare lo scandalo a disporre che fosse posta in vendita il residuo della merce \u2026 Successivamente dette brigate nere, a coprire le proprie malefatte divenute ormai di pubblica ragione, pensavano bene di appiccare il fuoco al negozio, in due riprese \u2026 Procedutasi infine a mezzo di personale incompetente \u2026 alla vendita della merce residua \u2026 ne fu ricavata l\u2019irrisoria somma di \u00a3 125.000\u00bb. La lunga lettera si concludeva con la preghiera di \u00abvoler disporre le indagini del caso per il rintraccio e restituzione a me della merce stessa\u00bb.<\/p>\n\n\n\n Non c\u2019\u00e8 traccia dell\u2019esito di questa accorata richiesta, ma nel maggio \u201946 il prefetto dichiar\u00f2 formalmente all\u2019Intendenza di finanza che \u00abper asportazioni e danneggiamenti ad opera di nazifascisti, detta Ditta rimase inattiva dal 1943 al 1945, essendone stata sottratta quasi tutta la merce e distrutti \u2013 anche con incendio \u2013 l\u2019attrezzatura, gli scaffali ed i banchi di vendita\u00bb (12)<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n 10. Raffaello Pesaro al prefetto, 26 giugno 1945, Prefettura di Bologna, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
2. Copia del decreto legislativo n. 2 del 4 gennaio 1944, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebre<\/em>i
3. Copia di telegramma del ministro dell\u2019interno, 31 gennaio 1944, Questura di Bologna<\/em>, Ufficio ebrei<\/em><\/p>\n\n\n\n
5. La Soprintendenza alle gallerie ed agli oggetti d\u2019arte medievale e moderna al Capo della Provincia, 3 marzo 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
5. La Soprintendenza alle gallerie ed agli oggetti d\u2019arte medievale e moderna al Capo della Provincia, 3 marzo 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
6. La Soprintendenza alle gallerie ed agli oggetti d\u2019arte medievale e moderna a Mario Pollacci, 15 aprile 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n\n\n\n
8. Il Capo della Provincia di Bologna alla Federazione bolognese del Partito fascista repubblicano, 5 agosto 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
9. Inventario della merce reperita nel negozio dei fratelli Pesaro e messa in vendita, 25 novembre 1944, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n\n\n\n
11. Raffaello Pesaro al prefetto, 19 maggio 1945, Prefettura di Bologna, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em>
12. Il prefetto all\u2019Intendenza di finanza, 27 maggio 1946, Prefettura di Bologna<\/em>, Ufficio asportazione beni ebraici<\/em><\/p>\n","protected":false},"featured_media":1009,"parent":826,"menu_order":5,"template":"","target":[14],"class_list":["post-1008","attivita","type-attivita","status-publish","has-post-thumbnail","hentry","cosa-facciamo-mostre"],"acf":[],"yoast_head":"\n