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L'articolo Bologna 1943-1945 – Dall’armistizio alla Liberazione proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>Venerdì 13 ottobre 2023, ore 16.30
Presentazione del libro di Vincenzo Sardone
Diario della vita del ribelle. Gino Nadalini da soldato a partigiano in Grecia, Bologna, Pendragon, 2023
con Luciano Nadalini
Venerdì 20 ottobre 2023, ore 17.00
La Resistenza a Bologna: la storia, la memoria, le fonti
Roberta Mira
Venerdì 27 ottobre 2023, ore 17.00
La violenza del fascismo repubblicano in città: esecuzioni con processo e uccisioni di strada
Toni Rovatti
Venerdì 10 novembre 2023, ore 17.00
La Liberazione di Bologna tra storia e memoria
Vito Paticchia e Arturo Ansaloni
Mercoledì 6, 13, 20 dicembre aperture straordinarie con visita guidata
L'articolo Bologna 1943-1945 – Dall’armistizio alla Liberazione proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo Apparent rari nantes in gurgite vasto – Riemersioni e recuperi da naufragi e da altre catastrofi proviene da Archivio di Stato di Bologna.
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24 settembre 2022, ore 10.00
L'articolo Apparent rari nantes in gurgite vasto – Riemersioni e recuperi da naufragi e da altre catastrofi proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo La fortuna di Dante e i suoi primi cultori nei documenti dell’Archivio di Stato di Bologna proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>Nel 2015 l’Archivio di Stato di Bologna allestì una mostra in occasione dei 750 anni dalla nascita di Dante. Il catalogo fu pubblicato nel 2018, col titolo Il gioioso ritornare, nella collana “I quaderni del Chiostro”.
Di quella mostra riproponiamo oggi, introdotta dalla deliziosa miniatura del Vascello di Merlino, la sezione relativa a “La fortuna di Dante”, una piccola scelta, tratta da un corpus ben più cospicuo di scritture estravaganti conservate dal nostro istituto: trascrizioni di rime dantesche e di luoghi della Commedia fermati dai notai bolognesi su supporti documentari diversi, come i libri Memoriali o le coperte di registri di atti giudiziari.
Tra queste scritture allotrie, spiccano, per antichità, la più antica attestazione di una lirica dell’Alighieri e le più antiche testimonianze dell’Inferno e del Purgatorio. Nel primo caso si tratta del celebre sonetto della Garisenda composto dal giovane fiorentino a Bologna poco prima del 1287. Il testo, fissato sul proprio Memoriale dal notaio Enrichetto delle Querce, fotografa il più tipico degli skyline bolognesi, restituendoci l’immagine riflessa delle due torri petroniane, emblema della città dello Studium, costantemente associato, a partire dagli ultimi decenni del Trecento, al santo patrono Petronio, come si può osservare nella miniatura di Jacopo di Paolo.
La precoce e vivacissima fortuna della Commedia in città è poi ben testimoniata dai documenti qui esposti: a partire dalla celebre terzina di Caronte, vergata sul registro di Accusationes del 1317, per finire con un singolare bozzetto, risalente agli anni Settanta del Trecento, che riassume gli episodi bolognesi più significativi dell’Inferno.
Il percorso è delineato da alcuni frammenti di codici trecenteschi in pergamena, che in un momento della loro esistenza, fra il XVI e il XVII secolo, furono selezionati per lo scarto e venduti a cartolai bolognesi che, nelle loro botteghe, li riutilizzarono per rivestire registri cartacei. Grazie a tale riuso sono stati recuperati importanti frammenti, qui esposti, della Commedia, del più antico commento in volgare del poema dantesco, opera negli anni Venti del Trecento di Jacopo della Lana, e della coeva Acerba Aetas di Cecco d’Ascoli, che compose il suo poema a Bologna ispirandosi in forma antagonistica alla Commedia.
Il ruolo particolare di Bologna, nel promuovere fin dai primissimi tempi la fortuna dell’opera di Dante, è testimoniato, ancora in vita il poeta, dalla precoce circolazione delle sue opere, di cui è prova il furto di un manoscritto della Vita nuova, avvenuto nel 1306. Un aggraziato disegno del notaio Uguccione Bambaglioli, infine, a due anni dalla morte di Dante (1323), allestiva nel margine di un Memoriale la sua immaginaria incoronazione a Bologna, dando forma in qualche modo al progetto incompiuto di Giovanni del Virgilio, di cui leggiamo nelle Egloghe.
L'articolo La fortuna di Dante e i suoi primi cultori nei documenti dell’Archivio di Stato di Bologna proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo San Domenico, i frati e la città proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>Questa piccola mostra e il ciclo di conferenze ad essa collegato rappresentano il contributo dell’Archivio di Stato di Bologna alle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di san Domenico, culminate nel grande congresso internazionale del 22-25 settembre 2021.
L'articolo San Domenico, i frati e la città proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo Governare l’emergenza proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>Nel corso dei secoli, la comunità bolognese e i suoi organi di governo si trovarono spesso ad affrontare gravi emergenze epidemiche. Questa piccola scelta di documenti tratti dai fondi dell’Archivio di Stato testimonia, da un lato, gli atteggiamenti della società cittadina di fronte a tre momenti intensamente drammatici della sua storia, dall’altro, i provvedimenti messi in atto in quei casi dalle autorità per arginare il diffondersi del contagio.
L’epidemia di peste del 1348 costituì certamente la crisi sanitaria più grave nella storia di Bologna, dove morirono, fra maggio e settembre di quell’anno, più di 14.000 persone, il 40% circa della popolazione cittadina. Di fronte ad uno scenario generale così tragico, appaiono di grande interesse, in contrasto con luoghi comuni assai diffusi, la tenuta sostanziale delle strutture sociali (parentela e vicinato) ed il ruolo fondamentale interpretato in quell’emergenza da medici e notai, realtà che emergono dalle molte centinaia di testamenti rogati in quel breve periodo.
Pur senza le conseguenze devastanti della “Morte Nera” trecentesca, le epidemie di peste si susseguirono ripetutamente fino al secolo XVII ed oltre. Per fronteggiarle, le autorità sanitarie bolognesi adottarono vari provvedimenti, ma soprattutto tentarono di arginare il diffondersi del contagio con bandi che proibivano l’ingresso in città a persone e merci provenienti da zone infette. Questa politica sanitaria esigeva una puntuale conoscenza dei focolai in corso e una tempestiva emanazione di provvedimenti restrittivi: entrambe le attività furono coordinate con una certa efficacia dall’Assunteria di Sanità, che curava la raccolta dei “Bandi forestieri sopra la peste” e l’applicazione dei corrispondenti “Bandi bolognesi sopra la peste”.
L’epidemia del Cholera Morbus raggiunse Bologna nella tarda primavera del 1855. Sottovalutato da molti nella sua potenziale pericolosità, e nonostante le raccomandazioni igieniche successivamente divulgate con opuscoli a stampa, il contagio ebbe in città una diffusione molto rapida, testimoniata dai bollettini sanitari diramati mensilmente dalla Commissione provinciale di sanità: fra maggio e novembre 1855 i cittadini colpiti dal colera furono quasi cinquemila e i morti più di tremilacinquecento.
L'articolo Governare l’emergenza proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo San Francesco, i frati e gli usurai – La restituzione del “maltolto” nei testamenti bolognesi proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>Nel caso dei professionisti del credito, fatalmente esposti al peccato di usura, l’impegno del confessore, che accompagnava il penitente nel percorso di redenzione, si concentrava nel definire quale porzione della sua ricchezza fosse costituita da male ablata, alla lettera “maltolto”. L’assoluzione e quindi la salvezza ultraterrena del peccatore era infatti condizionata da una completa restituzione di tutti i profitti illeciti, operazione da compiersi prima di giungere al trapasso, oppure da disporre nel proprio testamento, come legato preliminare alla successione ereditaria.
Diffusa pressoché ovunque nel mondo comunale italiano, questa situazione a Bologna ha avuto un esito particolare, legato ad una più attenta tenuta della documentazione contabile. Mentre in altre città importanti, come Siena e Padova per citare solo i casi più celebri, l’impossibilità di individuare le vittime dirette delle estorsioni portava i testatori a disporre la destinazione del “maltolto” ad opere di beneficienza o alla fondazione di grandi edifici di culto, gli usurai bolognesi, con la fattiva collaborazione dei loro consiglieri spirituali, francescani o domenicani, e con il supporto dei libri contabili delle proprie compagnie creditizie, sono quasi sempre in grado di risarcire le vittime dell’usura o i loro discendenti, disponendo quindi restituzioni perfette, cui gli eredi erano tenuti a provvedere, per poter poi acquisire il patrimonio.
Proponiamo in questa piccola mostra una scelta di testamenti, tratti dall’Archivio del convento di San Francesco (Archivio di Stato di Bologna, Corporazioni religiose soppresse, San Francesco, Campioni rossi), ad illustrare un interessante fenomeno, che coinvolge grandi banchieri e piccoli prestatori e, con loro, frati francescani nel ruolo di confessori e consiglieri, in grado di muoversi con mirabile competenza fra trattati di etica economica, contratti di mutuo e documenti contabili.
Ai documenti abbiamo affiancato alcune miniature dei secoli XIII e XIV (Archivio di Stato di Bologna, Monti di pubbliche prestanze, Campioni; Capitano del Popolo, Società delle Armi, Matricole), in cui san Francesco compare come patrono della città ed in particolare del quartiere di Porta Stiera, in cui sorge la grande chiesa a lui dedicata.
L'articolo San Francesco, i frati e gli usurai – La restituzione del “maltolto” nei testamenti bolognesi proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo Teoria e pratica medica nel basso Medioevo: Teodorico Borgognoni vescovo, chirurgo e ippiatra proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>Teodorico Borgognoni vescovo e medico del Duecento
Nuovi apporti documentari dall’Archivio di Stato di Bologna
Il ciclo di iniziative (mostra, conferenze, convegno internazionale), che si articola intorno
alla figura di Teodorico Borgognoni (1205-1298), domenicano e vescovo di Bitonto e
di Cervia, chirurgo e ippiatra, trae spunto da alcune recenti e, come spesso accade,
casuali scoperte archivistiche: documenti di grande interesse passati finora pressoché
inosservati, che contribuiscono ad illuminare una figura di notevole spessore nella storia
della medicina, della chirurgia e della veterinaria, la cui notorietà è limitata tuttavia ad
un ambito assai ristretto di specialisti.
La prima sezione della mostra (Teodorico Borgognoni, 1205-1298: elementi biografici)
espone appunto i documenti affiorati di recente dal patrimonio dell’Archivio di Stato
di Bologna e il loro apporto alle conoscenze sulla vita di Borgognoni, la sua famiglia,
la rete di relazioni in cui era coinvolto, le ricchezze accumulate grazie alla professione
medica e così via.
L’occasione ci è sembrata propizia anche per mettere a confronto la cultura medica e
scientifica di Borgognoni, che emerge dal suo trattato sulla Chirurgia, con il panorama
ormai piuttosto ben illuminato della scuola medica bolognese del Due e Trecento: forme
e contenuti dell’insegnamento, testi di riferimento, organizzazione dei corsi, rapporti
della medicina accademica con la cultura filosofica classica greca e araba, temi cui è
dedicata la seconda sezione della mostra (L’insegnamento della medicina a Bologna,
secoli XIII-XV).
Molto prima di ottenere un pubblico riconoscimento della propria competenza
professionale, a coronamento di un corso istituzionale di studi superiori, processo che
possiamo dire compiuto verso la fine del XIII secolo, i medici bolognesi erano impegnati
nella vita pubblica come operatori sanitari al servizio di cittadini e militari e come
consulenti nei tribunali del Comune: ad illustrare questi ruoli è dedicata la terza sezione
della mostra (I medici e le istituzioni comunali).
Fra i numerosi spunti che la mostra intende proporre alla riflessione dei visitatori e della
comunità cittadina, emergono con particolare evidenza dal breve percorso espositivo
due tratti caratterizzanti della cultura medica bolognese, solo apparentemente
in contraddizione fra loro: da un lato la spiccata vocazione filosofica di medici che
sviluppavano la propria formazione nell’ambito della scuola delle arti e in costante
rapporto con la tradizione aristotelica greca e araba; dall’altro l’attitudine precoce,
altrettanto costante poi nei secoli, a confrontare quella tradizione dottrinale con i
dati sperimentali dello studio anatomico, avviato dai maestri bolognesi, con finalità
scientifiche e didattiche, già all’inizio del Trecento, e sviluppatosi poi in forme pubbliche,
ed anzi nel corso del tempo sempre più teatrali.
L'articolo Teoria e pratica medica nel basso Medioevo: Teodorico Borgognoni vescovo, chirurgo e ippiatra proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo La razza nemica. Teoria e pratica dell’antisemitismo fascista a Bologna proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>Fuori vetrina tre disegni dell’architetto Attilio Muggia, per la facciata della nuova ala del palazzo di governo, 1931, Ufficio del Genio civile, Tipi e disegni.
I disegni come tutti i documenti esposti sono conservati presso l’Archivio di Stato di Bologna.
L'articolo La razza nemica. Teoria e pratica dell’antisemitismo fascista a Bologna proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo Lutero e i luterani a Bologna – Un nuovo percorso storico-artistico attraverso documentie miniature dell’Archivio di Stato di Bologna proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo Lutero e i luterani a Bologna – Un nuovo percorso storico-artistico attraverso documentie miniature dell’Archivio di Stato di Bologna proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo Lo sguardo del potere – Immagini d’apparato e manoscritti decorati negli archivi delle magistrature bolognesi medievali e moderne proviene da Archivio di Stato di Bologna.
]]>L'articolo Lo sguardo del potere – Immagini d’apparato e manoscritti decorati negli archivi delle magistrature bolognesi medievali e moderne proviene da Archivio di Stato di Bologna.
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