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Domenica 8 ottobre 2023, ore 10.00
In occasione della Domenica di Carta 2023

Presentazione del libro di Mario Agnoli
Bologna “città aperta”: settembre 1943 – aprile 1945, Bologna, Minerva, 2021
Interventi di:
Roberto Mugavero
Mauro Maggiorani
Gian Luca Agnoli ed Emanuela Agnoli
Inaugurazione della mostra “Bologna 1943-1945. Dall’armistizio alla Liberazione”

Venerdì 13 ottobre 2023, ore 16.30
Presentazione del libro di Vincenzo Sardone
Diario della vita del ribelle. Gino Nadalini da soldato a partigiano in Grecia, Bologna, Pendragon, 2023
con Luciano Nadalini

Venerdì 20 ottobre 2023, ore 17.00
La Resistenza a Bologna: la storia, la memoria, le fonti
Roberta Mira

Venerdì 27 ottobre 2023, ore 17.00
La violenza del fascismo repubblicano in città: esecuzioni con processo e uccisioni di strada
Toni Rovatti

Venerdì 10 novembre 2023, ore 17.00
La Liberazione di Bologna tra storia e memoria
Vito Paticchia e Arturo Ansaloni

Mercoledì 6, 13, 20 dicembre aperture straordinarie con visita guidata

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Apparent rari nantes in gurgite vasto – Riemersioni e recuperi da naufragi e da altre catastrofi https://dev-asbo.xdams.net/attivita/apparent-rari-nantes-in-gurgite-vasto-riemersioni-e-recuperi-da-naufragi-e-da-altre-catastrofi/ Thu, 29 Feb 2024 09:27:08 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=4219 Mostra di documenti e frammenti di codici e stampe riemersi dai fondi dell’Archivio di Stato di Bologna a cura di […]

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Mostra di documenti e frammenti di codici e stampe riemersi dai fondi dell’Archivio di Stato di Bologna a cura di Armando Antonelli e Rita De Tata


24 settembre 2022, ore 10.00

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La fortuna di Dante e i suoi primi cultori nei documenti dell’Archivio di Stato di Bologna https://dev-asbo.xdams.net/attivita/la-fortuna-di-dante-e-i-suoi-primi-cultori-nei-documenti-dellarchivio-di-stato-di-bologna/ Thu, 13 Jul 2023 11:37:51 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=1102 Mostra documentaria a cura di Armando Antonelli, Massimo Giansante, Giorgio Marcon Nel 2015 l’Archivio di Stato di Bologna allestì una […]

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Mostra documentaria a cura di Armando Antonelli, Massimo Giansante, Giorgio Marcon

Nel 2015 l’Archivio di Stato di Bologna allestì una mostra in occasione dei 750 anni dalla nascita di Dante. Il catalogo fu pubblicato nel 2018, col titolo Il gioioso ritornare, nella collana “I quaderni del Chiostro”.

Di quella mostra riproponiamo oggi, introdotta dalla deliziosa miniatura del Vascello di Merlino, la sezione relativa a “La fortuna di Dante”, una piccola scelta, tratta da un corpus ben più cospicuo di scritture estravaganti conservate dal nostro istituto: trascrizioni di rime dantesche e di luoghi della Commedia fermati dai notai bolognesi su supporti documentari diversi, come i libri Memoriali o le coperte di registri di atti giudiziari.

Tra queste scritture allotrie, spiccano, per antichità, la più antica attestazione di una lirica dell’Alighieri e le più antiche testimonianze dell’Inferno e del Purgatorio. Nel primo caso si tratta del celebre sonetto della Garisenda composto dal giovane fiorentino a Bologna poco prima del 1287. Il testo, fissato sul proprio Memoriale dal notaio Enrichetto delle Querce, fotografa il più tipico degli skyline bolognesi, restituendoci l’immagine riflessa delle due torri petroniane, emblema della città dello Studium, costantemente associato, a partire dagli ultimi decenni del Trecento, al santo patrono Petronio, come si può osservare nella miniatura di Jacopo di Paolo.

La precoce e vivacissima fortuna della Commedia in città è poi ben testimoniata dai documenti qui esposti: a partire dalla celebre terzina di Caronte, vergata sul registro di Accusationes del 1317, per finire con un singolare bozzetto, risalente agli anni Settanta del Trecento, che riassume gli episodi bolognesi più significativi dell’Inferno.

Il percorso è delineato da alcuni frammenti di codici trecenteschi in pergamena, che in un momento della loro esistenza, fra il XVI e il XVII secolo, furono selezionati per lo scarto e venduti a cartolai bolognesi che, nelle loro botteghe, li riutilizzarono per rivestire registri cartacei. Grazie a tale riuso sono stati recuperati importanti frammenti, qui esposti, della Commedia, del più antico commento in volgare del poema dantesco, opera negli anni Venti del Trecento di Jacopo della Lana, e della coeva Acerba Aetas di Cecco d’Ascoli, che compose il suo poema a Bologna ispirandosi in forma antagonistica alla Commedia.

Il ruolo particolare di Bologna, nel promuovere fin dai primissimi tempi la fortuna dell’opera di Dante, è testimoniato, ancora in vita il poeta, dalla precoce circolazione delle sue opere, di cui è prova il furto di un manoscritto della Vita nuova, avvenuto nel 1306. Un aggraziato disegno del notaio Uguccione Bambaglioli, infine, a due anni dalla morte di Dante (1323), allestiva nel margine di un Memoriale la sua immaginaria incoronazione a Bologna, dando forma in qualche modo al progetto incompiuto di Giovanni del Virgilio, di cui leggiamo nelle Egloghe.

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San Domenico, i frati e la città https://dev-asbo.xdams.net/attivita/san-domenico-i-frati-e-la-citta/ Thu, 13 Jul 2023 11:36:29 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=722 Mostra documentaria in occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di san Domenico (1221-2021) Questa piccola mostra e […]

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Mostra documentaria in occasione delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di san Domenico (1221-2021)

Questa piccola mostra e il ciclo di conferenze ad essa collegato rappresentano il contributo dell’Archivio di Stato di Bologna alle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte di san Domenico, culminate nel grande congresso internazionale del 22-25 settembre 2021.

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Governare l’emergenza https://dev-asbo.xdams.net/attivita/governare-lemergenza/ Thu, 13 Jul 2023 11:35:54 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=770 Istituzioni e società di fronte alle crisi epidemiche attraverso i documenti dell’Archivio di Stato di Bologna (secoli XIV-XIX) Nel corso […]

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Istituzioni e società di fronte alle crisi epidemiche attraverso i documenti dell’Archivio di Stato di Bologna (secoli XIV-XIX)

Nel corso dei secoli, la comunità bolognese e i suoi organi di governo si trovarono spesso ad affrontare gravi emergenze epidemiche. Questa piccola scelta di documenti tratti dai fondi dell’Archivio di Stato testimonia, da un lato, gli atteggiamenti della società cittadina di fronte a tre momenti intensamente drammatici della sua storia, dall’altro, i provvedimenti messi in atto in quei casi dalle autorità per arginare il diffondersi del contagio.

L’epidemia di peste del 1348 costituì certamente la crisi sanitaria più grave nella storia di Bologna, dove morirono, fra maggio e settembre di quell’anno, più di 14.000 persone, il 40% circa della popolazione cittadina. Di fronte ad uno scenario generale così tragico, appaiono di grande interesse, in contrasto con luoghi comuni assai diffusi, la tenuta sostanziale delle strutture sociali (parentela e vicinato) ed il ruolo fondamentale interpretato in quell’emergenza da medici e notai, realtà che emergono dalle molte centinaia di testamenti rogati in quel breve periodo.

Pur senza le conseguenze devastanti della “Morte Nera” trecentesca, le epidemie di peste si susseguirono ripetutamente fino al secolo XVII ed oltre. Per fronteggiarle, le autorità sanitarie bolognesi adottarono vari provvedimenti, ma soprattutto tentarono di arginare il diffondersi del contagio con bandi che proibivano l’ingresso in città a persone e merci provenienti da zone infette. Questa politica sanitaria esigeva una puntuale conoscenza dei focolai in corso e una tempestiva emanazione di provvedimenti restrittivi: entrambe le attività furono coordinate con una certa efficacia dall’Assunteria di Sanità, che curava la raccolta dei “Bandi forestieri sopra la peste” e l’applicazione dei corrispondenti “Bandi bolognesi sopra la peste”.

L’epidemia del Cholera Morbus raggiunse Bologna nella tarda primavera del 1855. Sottovalutato da molti nella sua potenziale pericolosità, e nonostante le raccomandazioni igieniche successivamente divulgate con opuscoli a stampa, il contagio ebbe in città una diffusione molto rapida, testimoniata dai bollettini sanitari diramati mensilmente dalla Commissione provinciale di sanità: fra maggio e novembre 1855 i cittadini colpiti dal colera furono quasi cinquemila e i morti più di tremilacinquecento.

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San Francesco, i frati e gli usurai – La restituzione del “maltolto” nei testamenti bolognesi https://dev-asbo.xdams.net/attivita/san-francesco-i-frati-e-gli-usurai-la-restituzione-del-maltolto-nei-testamenti-bolognesi/ Thu, 13 Jul 2023 11:34:18 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=2478 Apparentemente in contrasto con la vocazione pauperista dell’ordine francescano, l’attività dei frati come confessori e guide spirituali degli usurai era […]

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Apparentemente in contrasto con la vocazione pauperista dell’ordine francescano, l’attività dei frati come confessori e guide spirituali degli usurai era in realtà perfettamente coerente con il loro apostolato, che quotidianamente li chiamava ad agire nel cuore della società cittadina, a stretto contatto con le ambiguità etiche e le contraddizioni del mondo degli affari.

Nel caso dei professionisti del credito, fatalmente esposti al peccato di usura, l’impegno del confessore, che accompagnava il penitente nel percorso di redenzione, si concentrava nel definire quale porzione della sua ricchezza fosse costituita da male ablata, alla lettera “maltolto”. L’assoluzione e quindi la salvezza ultraterrena del peccatore era infatti condizionata da una completa restituzione di tutti i profitti illeciti, operazione da compiersi prima di giungere al trapasso, oppure da disporre nel proprio testamento, come legato preliminare alla successione ereditaria.

Diffusa pressoché ovunque nel mondo comunale italiano, questa situazione a Bologna ha avuto un esito particolare, legato ad una più attenta tenuta della documentazione contabile. Mentre in altre città importanti, come Siena e Padova per citare solo i casi più celebri, l’impossibilità di individuare le vittime dirette delle estorsioni portava i testatori a disporre la destinazione del “maltolto” ad opere di beneficienza o alla fondazione di grandi edifici di culto, gli usurai bolognesi, con la fattiva collaborazione dei loro consiglieri spirituali, francescani o domenicani, e con il supporto dei libri contabili delle proprie compagnie creditizie, sono quasi sempre in grado di risarcire le vittime dell’usura o i loro discendenti, disponendo quindi restituzioni perfette, cui gli eredi erano tenuti a provvedere, per poter poi acquisire il patrimonio.

Proponiamo in questa piccola mostra una scelta di testamenti, tratti dall’Archivio del convento di San Francesco (Archivio di Stato di Bologna, Corporazioni religiose soppresse, San Francesco, Campioni rossi), ad illustrare un interessante fenomeno, che coinvolge grandi banchieri e piccoli prestatori e, con loro, frati francescani nel ruolo di confessori e consiglieri, in grado di muoversi con mirabile competenza fra trattati di etica economica, contratti di mutuo e documenti contabili.

Ai documenti abbiamo affiancato alcune miniature dei secoli XIII e XIV (Archivio di Stato di Bologna, Monti di pubbliche prestanze, Campioni; Capitano del Popolo, Società delle Armi, Matricole), in cui san Francesco compare come patrono della città ed in particolare del quartiere di Porta Stiera, in cui sorge la grande chiesa a lui dedicata.

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Teoria e pratica medica nel basso Medioevo: Teodorico Borgognoni vescovo, chirurgo e ippiatra https://dev-asbo.xdams.net/attivita/teoria-e-pratica-medicanel-basso-medioevo-teodorico-borgognoni-vescovo-chirurgo-e-ippiatra/ Thu, 13 Jul 2023 11:34:00 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=1178 Mostra storico-documentaria a cura di Massimo Giansante, Lorenza Iannacci, Giovanna Morelli, Diana Tura e Annafelicia Zuffrano, con conferenze, visite e […]

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Mostra storico-documentaria a cura di Massimo Giansante, Lorenza Iannacci, Giovanna Morelli, Diana Tura e Annafelicia Zuffrano, con conferenze, visite e passeggiate guidate
Ottobre – Novembre 2018

Teodorico Borgognoni vescovo e medico del Duecento
Nuovi apporti documentari dall’Archivio di Stato di Bologna


Il ciclo di iniziative (mostra, conferenze, convegno internazionale), che si articola intorno
alla figura di Teodorico Borgognoni (1205-1298), domenicano e vescovo di Bitonto e
di Cervia, chirurgo e ippiatra, trae spunto da alcune recenti e, come spesso accade,
casuali scoperte archivistiche: documenti di grande interesse passati finora pressoché
inosservati, che contribuiscono ad illuminare una figura di notevole spessore nella storia
della medicina, della chirurgia e della veterinaria, la cui notorietà è limitata tuttavia ad
un ambito assai ristretto di specialisti.

La prima sezione della mostra (Teodorico Borgognoni, 1205-1298: elementi biografici)
espone appunto i documenti affiorati di recente dal patrimonio dell’Archivio di Stato
di Bologna e il loro apporto alle conoscenze sulla vita di Borgognoni, la sua famiglia,
la rete di relazioni in cui era coinvolto, le ricchezze accumulate grazie alla professione
medica e così via.

L’occasione ci è sembrata propizia anche per mettere a confronto la cultura medica e
scientifica di Borgognoni, che emerge dal suo trattato sulla Chirurgia, con il panorama
ormai piuttosto ben illuminato della scuola medica bolognese del Due e Trecento: forme
e contenuti dell’insegnamento, testi di riferimento, organizzazione dei corsi, rapporti
della medicina accademica con la cultura filosofica classica greca e araba, temi cui è
dedicata la seconda sezione della mostra (L’insegnamento della medicina a Bologna,
secoli XIII-XV).

Molto prima di ottenere un pubblico riconoscimento della propria competenza
professionale, a coronamento di un corso istituzionale di studi superiori, processo che
possiamo dire compiuto verso la fine del XIII secolo, i medici bolognesi erano impegnati
nella vita pubblica come operatori sanitari al servizio di cittadini e militari e come
consulenti nei tribunali del Comune: ad illustrare questi ruoli è dedicata la terza sezione
della mostra (I medici e le istituzioni comunali).

Fra i numerosi spunti che la mostra intende proporre alla riflessione dei visitatori e della
comunità cittadina, emergono con particolare evidenza dal breve percorso espositivo
due tratti caratterizzanti della cultura medica bolognese, solo apparentemente
in contraddizione fra loro: da un lato la spiccata vocazione filosofica di medici che
sviluppavano la propria formazione nell’ambito della scuola delle arti e in costante
rapporto con la tradizione aristotelica greca e araba; dall’altro l’attitudine precoce,
altrettanto costante poi nei secoli, a confrontare quella tradizione dottrinale con i
dati sperimentali dello studio anatomico, avviato dai maestri bolognesi, con finalità
scientifiche e didattiche, già all’inizio del Trecento, e sviluppatosi poi in forme pubbliche,
ed anzi nel corso del tempo sempre più teatrali.

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La razza nemica. Teoria e pratica dell’antisemitismo fascista a Bologna https://dev-asbo.xdams.net/attivita/la-razza-nemica-teoria-e-pratica-dellantisemitismo-fascista-a-bologna/ Thu, 13 Jul 2023 11:33:14 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=826 Mostra storico-documentaria a cura di Carmela Binchi, Davide Fioretto, Paola Infantino e Diana TuraProgetto grafico di Valentina Gabusi Fuori vetrina […]

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Mostra storico-documentaria a cura di Carmela Binchi, Davide Fioretto, Paola Infantino e Diana Tura
Progetto grafico di Valentina Gabusi

Fuori vetrina tre disegni dell’architetto Attilio Muggia, per la facciata della nuova ala del palazzo di governo, 1931, Ufficio del Genio civile, Tipi e disegni.

I disegni come tutti i documenti esposti sono conservati presso l’Archivio di Stato di Bologna.

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Lutero e i luterani a Bologna – Un nuovo percorso storico-artistico attraverso documentie miniature dell’Archivio di Stato di Bologna https://dev-asbo.xdams.net/attivita/lutero-e-i-luterani-a-bologna-un-nuovo-percorso-storico-artistico-attraverso-documentie-miniature-dellarchivio-di-stato-di-bologna/ Wed, 30 Aug 2023 08:20:15 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=3584 Ricorre nel 2017 il V centenario della Riforma luterana, il cui avvio viene tradizionalmente ricondotto al 31 ottobre 1517, quando […]

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Ricorre nel 2017 il V centenario della Riforma luterana, il cui avvio viene tradizionalmente ricondotto al 31 ottobre 1517, quando Lutero, monaco agostiniano e da pochi anni professore all’Università di Wittemberg, pubblicò in quella città 95 tesi in cui sottoponeva a severa critica la prassi della vendita delle indulgenze e la stessa autorità del papa. In questa occasione, l’Archivio di Stato di Bologna ha individuato all’interno del proprio patrimonio una piccola scelta di documenti, provenienti da vari fondi, in grado di illustrare la presenza a Bologna di persone e idee collegate alle tematiche della Riforma. Si tratta di documenti poco noti e soprattutto mai finora collegati in un organico disegno espositivo, che testimoniano molteplici aspetti dello sviluppo storico, culturale e artistico della città in epoca rinascimentale.

Il percorso espositivo si articola in tre sezioni. La prima propone un sintetico quadro politico-istituzionale ed economico-sociale dell’ambiente bolognese nel primo Cinquecento, illustrando il passaggio della città attraverso il potere signorile dei Bentivoglio e il suo definitivo assoggettamento all’autorità del sovrano pontefice: un periodo durante il quale la città conobbe le esperienze drammatiche di terremoti, pestilenze, carestie.

La seconda sezione è dedicata ai riflessi della Riforma luterana negli ambienti culturali cittadini, in particolare quelli collegati allo Studio e alla Facoltà delle Arti, in cui operavano in quegli anni personalità di spicco come Pietro Pomponazzi, Girolamo Cardano, Ulisse Aldrovandi, nomi che compaiono nei Rotuli dei Lettori Artisti. A queste testimonianze relative agli ambienti universitari si affiancano quelle che illustrano la diffusione delle idee riformate attraverso la circolazione libraria.

La terza sezione infine descrive le vicende personali e giudiziarie di alcuni dei protagonisti della diffusione a Bologna dei fermenti ereticali, e la conseguente attività di repressione, prima piuttosto occasionale e relativamente blanda, poi sempre più sistematica e dura, fino alle esecuzioni capitali del 1567.
All’elevato significato storico dei documenti esposti si affianca in alcuni casi il loro notevole valore artistico, trattandosi di acquerelli e di miniature del XVI secolo, una delle quali attribuita in anni recenti ad Amico Aspertini.

Mostra storico-documentaria ed eventi promossi da: Archivio di Stato di Bologna
A cura di: Francesca Boris, Bernardino Farolfi, Massimo Giansante, Giorgio Marcon e Diana Tura
In collaborazione con: Il Chiostro dei Celestini. Amici dell’Archivio di Stato di Bologna, Associazione Rabisch
Col patrocinio di: Refo500, Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII
Nell’ambito di: Festa Internazionale della Storia, Domenica di Carta 2017
Progetto grafico: Valentina Gabusi
Allestimento: Paolo Guidotti, Aurora Venturelli

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Lo sguardo del potere – Immagini d’apparato e manoscritti decorati negli archivi delle magistrature bolognesi medievali e moderne https://dev-asbo.xdams.net/attivita/__trashed/ Wed, 30 Aug 2023 11:36:34 +0000 https://dev-asbo.xdams.net/?post_type=attivita&p=3643 Le immagini raccontano la storia. Molti anni fa Aby Warburg, esaminando il riemergere di figure antiche e pagane nei capolavori […]

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Le immagini raccontano la storia. Molti anni fa Aby Warburg, esaminando il riemergere di figure antiche e pagane nei capolavori del Rinascimento, ha dimostrato quanto l’iconografia sia legata ai fenomeni del tempo che la produce ma abbia anche legami col lontano passato e con l’avvenire. In tempi più recenti, si comincia a comprendere l’importanza dell’intenzionalità delle immagini politiche, ideate per rappresentare e veicolare contenuti di potere. La mostra ne espone alcune, tratte dagli archivi delle magistrature che hanno governato Bologna tra il Medioevo e l’Età moderna. Sia che si tratti degli stemmi dei podestà e dei giudici sulle coperte in pergamena dei registri medievali, sia che si tratti dei manoscritti miniati del Sei-Settecento, ornati per esaltare il potere ormai labile della città dominata dal papa, ci troviamo spesso di fronte all’evocazione del periodo forse più glorioso della storia di Bologna: il Duecento, luogo mitico della memoria politica, quando per la prima volta arriva al potere il popolo, cioè i rappresentanti delle corporazioni d’arti e mestieri; e in parte il Trecento, quando, anche se per breve tempo e in forma ormai decisamente oligarchica, il popolo torna al potere. Bologna rimase insomma libero comune fino ai primi decenni del secolo XIV, con una ripresa del governo popolare nel 1376 e negli anni seguenti, prima di precipitare in varie esperienze signorili, rientrando infine nell’orbita dello Stato pontificio. E fu quella sempre più lontana luce di autonomia politica (ma anche artistica) a ispirare le raffigurazioni in cui si specchiava il potere sui documenti d’archivio per alcuni secoli successivi, nell’ambito di una duratura forma di governo locale, condivisa con il sovrano pontefice.

Un filo continuo dunque, in qualche modo parallelo a certe forme architettoniche (alcune ville del periodo neofeudale cinquecentesco, il completamento della basilica di San Petronio nel XVII secolo) in cui riemerge un’aura di medievalità, quasi in chiave di revival, certo motivato non da una scelta di campo estetica, ma da una volontà di continuità istituzionale o religiosa. La qualità in senso stretto formale dei pezzi è molto oscillante, e solo i due casi più “librari” (codici miniati, nn. 8 e 14) possono vantare un ruolo significativo nella storia dell’arte. Tuttavia, anche nelle decorazioni esclusivamente araldiche o nelle illustrazioni a semplice tratto − un po’ naïf − del periodo medievale, e nelle immagini standardizzate dei secoli successivi, troviamo motivi di interesse. Iconografici, per esempio: in relazione agli usi della produzione agroalimentare nei documenti del Dazio; o alla raffigurazione dello spazio urbano (per cui sono state già ampiamente sfruttate) nel caso dei volumi delle Insignia, in cui ormai le tendenze stilistiche e figurative hanno ben poco a che vedere con la tradizione della miniatura come arte autonoma, ma replicano in piccolo le istanze della produzione pittorica del tempo; o l’inserzione di motivi naturalistici esotici, un po’ inattesi. O araldico-simbolici, con la scelta (soprattutto tra XIV e XV secolo) di immagini e strutture visive con precisi e non sempre scontati significati allegorici. Un repertorio straordinario, senz’altro meno eclatante rispetto ad altri casi ben più noti, quali gli statuti e le matricole confraternali o delle Arti, che non perde però mai di vista la sua vocazione comunitaria e cittadina, in un senso sempre identitario.

La mostra, curata da Armando Antonelli, Francesca Boris, Bernardino Farolfi e Fabrizio Lollini, è articolata in due sezioni dedicate rispettivamente al Medioevo e all’Età moderna.

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